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Archive for febbraio 2007

Press any key to continue

How Can I go on

from day to day

who can make me strong in every way

where can I be safe

Where can I belong

In this great big world

of sadness

how can I forget

those beautiful dreams that we shared?

Sometimes I start to tremble in the dark

I cannot see

When people frighten me

I try to hide myself so far from the crowd

Is anybody there to comfort me

Precious Lord take my plea- yeah

Lord … take care of me.

Rising Sun

Will bless my morning with a smile

A magic pearl from the seas

Born in a willow breeze.

(Freddie Mercury)

Grazie Gio, ho visto che hai inserito quell’album nel lettore mp3. E l’ho riscoperto.

Ah, quante emozioni. Solo ora mi rendo conto che ero troppo piccola per capire.

Se un giorno Dio mi si presenterà a casa sotto le spoglie di un rappresentante di aspirapolveri e mi chiederà quale anima dell’aldilà voglio vedere di sicuro gli risponderò: "Farrokh Bulsara, grazie".

A presto-esto-esto.

I should take control of all of you. But I’m too tired now.

Maybe tomorrow.

Stay tuned.

Gosh.

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36 hours trip

Old Boy"Se ridi, il mondo riderà con te; se piangi, piangerai da solo".

Sono sconvolta.

Ho da poco finito di vedere "Old boy", che B mi ha regalato per San Valentino, festeggiato solo ieri sera.  A dire il vero avevamo cominciato a vederlo proprio ieri sera mentre cenavamo, ma mi è scoppiato un mal di testa fortissimo, perciò ho dovuto rinunciarci, prendendo un Aulin e mettendomi a letto alle 21:00. Ogni tanto sentivo B che si alzava dalla scrivania, dove stava studiando, per sedersi accanto a me e darmi un bacio sulla fronte.

Non so, troppi cambiamenti si sono susseguiti nel giro di queste trentasei ore…Ancora devo assorbirli. E ora sono troppo confusa e sollevata da terra per farlo. Ma sono felice.

Grazie B

Non immagini quanto ti voglia bene.

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-Mitosi-

Standing emotion

Giuro che sto per scrivere qualcosa di sensato.

E’ che ho perso il senso di questo spazio personale che dovrei usare per condividere qualcosa anche con chi è lontano da me. Non so davvero cosa scrivere, parlare di situazioni specifiche mi mette a disagio (qualcuno potrebbe venire a chiedermi perché non ho parlato in faccia, e avrebbe ragione), eppure non posso continuare a scrivere frasi non mie, postare immagini con qualche frase banale in calce…

Sarebbe ora di scrivere qualcosa di sensato.

Qualcosa in grado di imprimersi nella mente di chi legge, capace di far pensare che in fondo non sono così superficiale come sembro, e che neppure sono dotata di chissà quale profondità mentale (non mi va di usare l’aggettivo "psicologico" perché è troppo inflazionato; siccome ho studiato un po’ di psicologia prima della grande svolta nutro rispetto verso questo campo). Le persone mi fanno sorridere: oddio, non è che siano esattamente un teatro comico, però a volte mi fanno sorridere. Tabula rasa per alcune, porta chiusa per altre. E non ditemi che sono cattiva, penso con la mia testa [ancora].

Sto grattando con l’unghia questa patina di sensato, come il cellophane sul display del mio cellulare seminuovo.

Ora ho capito. Il trucco sta nel parlare delle più grandi stronzate fino a riempire una mezza paginetta, ascoltando a ripetizione "Hardest Walk" dei Jesus and Mary Chain, che è l’unica che mi va di avere come sottofondo.

Io non parlo. Sembra una contraddizione, specialmente per chi mi conosce: la definizione che meglio calza è "logorroica". A dire il vero non sono esattamente così: mi mette un po’ a disagio parlare di me su un blog, chiunque potrebbe dire "eccheppalle adesso apro un’altra finestra".  Nulla in contrario.

Mi piace ascoltare certe persone: le sento ridere, parlare con accenti catastrofici-neocatecumenali dell’ambiente universitario, mentre io taccio e m-e-c-c-a-n-i-c-a-m-e-n-t-e  muovo la testa dall’alto verso il basso e poi torno in alto, ma solo per ripetere il movimento, eh.

Volendo potrei integrare il discorso con parole mie, condividere le mie paure (che parolona in ambito universitario…mah) ed esprimere le mie sensazioni.  Ma non credo che sia il caso, o meglio, forse è meglio di no: finirei per essere noiosa e asfissiante. Però mi rode. Cazzo, mi rode davvero.

Avete presente quell’espressione di rassegnazione mista a sarcasmo che assumete quando non vi lasciano finire di parlare? Sì sì, del tipo:

"La scorsa settimana ho fatto que…"

"Lasciamo perdere va’, che ieri io ho dovuto fare Cristo Sant’Anna e tutti gli apostoli, e bla bla bla bla"- modalità ALWAYS ON AIR.

E tu rimani lì, con la scimmietta urlatrice che comincia il suo numero nella tua testa. La cosa meno felice è che succede con troppe persone, anche al di fuori della cerchia di quelle poco consistenti.

"Sputa la bile!"- mi dicesti.

E avevi ragione.

Hai visto che ancora non ci riesco?

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-Mutazione-

suicide_of_dorothy_hale

(Suicide of Dorothy Hale, by Frida Kahlo)

One of my favourite pictures.

Another corpse that falls upon truth.

And I’m still here, sitting on my cloud, swerving my mind.

Where could my aim be?

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Tremo per un non so

Cazzo ho varcato la soglia delle novecento visite!

Grazie a tutti, sentitamente.

🙂

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Casi difficili

Secondo l’antica medicina araba nel cuore risiede uno dei tre spiriti dell’uomo: quello VITALE. Nel cervello ha sede quello ANIMALE e nel fegato quello NATURALE (un po’ come il sistema platonico di  noùs, thymòs, epithymetikòs), e tutti e tre concorrono all’estrinsecarsi delle funzioni e delle caratteristiche umane.

Nel momento in cui si fa strada un sentimento particolarmente toccante, sia esso IMMENSO AMORE o LACERANTE DOLORE, il cuore si contrae, e spesso arriva a chiudersi in maniera così claustrofobica da aver bisogno di qualcosa che impedisca il COLLASSO, che porterebbe  all’uscita dello spirito vitale. Proprio in questo momento intervengono le LACRIME.

Scorrendo dagli occhi fanno sì che il cuore si rilassi e che riesca  a superare lo STADIO CRITICO.

Piangete, sia se siete follemente innamorati sia se si spegne una vita.

Altrimenti il cuore collassa.

Ho deciso: la mia tesi sarà sulle lacrime nel giardino.

Spero solo di non cambiare idea tra quarantott’ore.

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In quiete

BewareAscolto i Dirty Three, dopo aver chiuso con la decadente Bisanzio, come l’ha definita un mio amico di vecchia data. Rispondo alle domande di un test per sapere a quale religione appartengo (sterile mezzo telematico…la mente umana sta andando in frantumi) e penso al prossimo concerto al Circolo degli Artisti, un altro momento da condividere con qualcuno.

Ho detto che sono "viva". E’ vero. Ora come non mai.

Anche dopo il mal di testa, le scars(issim)e ore di sonno e il nervosismo crescente.

Addossarsi i dispiaceri e i tumulti altrui a volte non fa bene. Non è esattamente compassione questa. Eh no. E’ soccombere.

Uh, mi fa un po’ male la testa stasera.

Lunedì scorso esame di italiano, giovedì prossimo filologia e poi pausa fino al 2 di Marzo, con tanto di final round di greco. Poi si torna a lezione, a fare ritardo la mattina, a confondere le parole per il sonno, a guardare la tv fino a tardi, a sentire la mancanza di chi vorrei avere vicino, a studiare e a osservare Viale Ippocrate dal terrazzo. Sorridere, possibilmente soddisfatti.

Non mi piacciono gli eccessi di zelo, né tantomeno quelli di malinconia.

Preferisco i toni modulati, ma non troppo. I modi affettati a volte mi ispirano inganno.

Intanto l’orologio del computer segna le 00:45.

Ricordo vecchie lettere scritte con impegno e fiducia in chi le avrebbe lette, immagini deboli sempre più sfumate e vaghe che cercavo in tutti i modi di riportare alla mente, labili inflessioni e ambigue espressioni. Come sento lontane tutte queste cose. E’ come se appartenessero a un’altra persona. Non sono io. O meglio, ero io, e ora sono in parte diversa da ciò che ero in precedenza. In fin dei conti fila.

In fin dei conti è un discorso notturno che solo la quiete porta, come un velo che rimane aggrappato all’unghia della mano che lo solleva.

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