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Archive for agosto 2007

Precious

Ho conosciuto Paolo che non avevo neanche sette anni. Se non sbaglio lui aveva appena iniziato la prima elementare. Tra figli di maestre ci si conosce. Ma non è che lo conoscessi poi così a fondo, tuttavia mi ricordo quel ciuffo all’insù un po’ ingelatinato che amava farsi fare da sua madre prima di andare a scuola : essere bambini significa anche farsi belli a cinque anni con l’idea di prestare un temperino alla dolce compagna di banco dalla coda di cavallo.

Ma di questo io ricordo poco e niente, attraverso i flash della scuola elementare non riesco a riportare alla mente molto, mi serve arrivare alla seconda media per segnare il giorno della comunione di Paolo, e per ricordare il rinfresco a casa sua, durante il quale ho ballato un lento con suo fratello: a dodici anni mi brillavano gli occhi per cose del genere. E Paolo era lì, che scorrazzava liberamente con i compagni di classe o i suoi amici, mangiando patatine e godendosi la festa.

Poi arrivò quel giorno in piscina ad Arpino: io, mia madre, Paolo e sua madre, con lui che si vergognava della sua adorabile pancina a undici anni :). Fu una giornata spensierata, di quelle che ti lasciano una stanchezza sulla pelle piena di soddisfazione.

Gli anni poi sono passati con troppa fretta per poi arrivare al Febbraio dello scorso anno, con una maledetta metastasi a un polmone e troppe cose non dette, dolori provati ma sopportati con la tenacia di un uomo in guerra e con il pudore di un adolescente. Troppo, davvero troppo per te.

Il calvario cominciò con la sua carica devastante. Lo incontrai alla Villa comunale con i suoi amici, col suo inseparabile cappello, che di certo non nascondeva più il ciuffo impomatato, ma la pelle candida che si vergognava di mostrare. Lo rividi poco dopo con sua madre vicino a un supermercato, e scorgere il modo in cui si trascinava la gamba sinistra era davvero pungente: nonostante questo però il piccolo uomo aveva un sorriso dolcissimo.

Il tempo è trascorso, tra Padova, Sora e dintorni, ospedali opprimenti, medici che alzavano le mani, calvari, febbri e medicine, sale da pranzo adibite a camere da letto, amici sempre pronti a venire a casa e a portare una ventata di gioia per alleviare anche solo di un terzo quella pioggia acida contro la quale non avevi nulla per proteggerti. E sei rimasto lì, con la consapevolezza che tutto avrebbe avuto un esito, o almeno così credo, mentre io col mio egoismo speravo che si coprisse con una bella pennellata bianca quel quadro orrendo del quale eri la tela inconsapevole.

I colori alla fine si sono fatti sempre più scuri, accesi o tetri come il dolore che provavi, finché come una tela qualcuno (forse Dio?) non ti ha disfatto tagliandoti  per consentirti di levarti. E ti sei alzato. Chissà cosa hai provato quando hai visto i tuoi chiamare il tuo corpo, come ti sei sentito e come ti senti ora. Di sicuro starai meglio.

Domenica scorsa, quando mi sono fermata a guardare il cielo alle cinque e mezza del mattino, l’alba mi è sembrata più sollevata.

Ora, come mi disse qualcuno, muovi verso il sereno.

 

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Addio Paolo

Ti sia lieve la terra.

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Shipless ocean

Domani partirò per Firenze. Sono felice, davvero, e spero sinceramente di lasciarmi andare.

E’ da un po’ di tempo che non scrivo qualcosa di mio su questo spazio personale, e sinceramente mi sento come se dovessi fare la prima mossa nello shang-hai : non so proprio quale bastoncino cacciare per non far muovere tutti gli altri.

Ora che ci penso quando ero piccola giocavo spesso a questo gioco con mia madre, il più delle volte a casa di mia nonna, la quale,  nonostante fosse non vedente, sembrava seguire tutte le mosse con attenzione le nostre parole. Che persona mia nonna, le mancava la vista ma era riuscita a compensare alla perfezione il buio dei suoi occhi: con tutti i suoi difetti, la ricordo con un sorriso.

Ultimamente sono stata un po’ distante, o per un motivo o per un altro: mi dispiace.

Questa è l’unica cosa sincera che mi viene da dire, almeno è vera. Non è stata davvero mia intenzione, non me la sono vista proprio bene, e qualcuno lo sa. Non che si tratti di qualcosa di irrimediabile, ci mancherebbe, ma di qualcosa che brucia come una ferita aperta che struscia contro i pantaloni. Abbastanza fastidiosa da far digrignare i denti.

Vorrei non dover pregare per qualcuno affinché si spenga nel giro di pochi giorni e affinché la terra gli sia lieve, perché si sta lentamente consumando nei suoi rigogliosi diciassette anni. Mi viene solo da reggermi la testa tra le mani.

E intanto aspetto l’alba di domani.

E non è una citazione musicale.

A presto, scriverò non appena tornerò a casa.

sea

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Expressed.

Si può andare in Paradiso anche prima di morire.

(Charles Bukowski)

bukowski2

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loop

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l__albero_dei_regali_by_nun_in_mufti

but I love you so much

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Master Song

Ho appena appurato che ascoltare Leonard Cohen nel corso di una serata solitaria è deletereo. Con tutto il rispetto.

Ancora qualche settimana e si parte per Fiorenza. Non vedo l’ora.

Come non vedo l’ora che se ne vada questo maledetto mal di testa.

Un bacio a tutti, Anche (e soprattutto) a chi non vedo da molto tempo.

E anche a chi un po’ mi ha delusa.

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