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Archive for settembre 2007

John The Revelator said

Ed eccoci di nuovo al consueto appuntamento con la rubrica "Chi scuoiamo oggi?"

Prima di cominciare vorrei fare un saluto a Edith Piaf, che con L’Hymne à l’amour mi tiene compagnia insieme con Berniboy e Vittoriuzzo in un semifreddo sabato sera, mentre Roma è in balia di una confusione pari all’ira ormonale di un tredicenne di fronte a una quarta abbondante.

Ieri sera io e il mio prode cavaliere abbiamo fatto una promenade nella fantasiosa e scoppiettante Sora, fulcro di mille attività (lecite e non) e interessante diversivo contro una routine caustica.

Ebbene, nella ridente cittadina si stava svolgendo un concorso di bellezza, Miss Teen Ager (e me ne lavo le mani se mi boicottano, uso parole inoffensive), ossia una plastica e acostruttiva competizione che prevede l’arrivo di un ingente plotone di pulzelle, il cui unico intento è quello di esercitare un ferro ruolo egemone le une sulle altre attraverso l’esercizio spartano di varie discipline.

Tra queste figura in una posizione privilegiata la sfilata, una lunga ed estenuante promenade che si svolge su una passerella presso il cui punto di arrivo è collocato un teleobiettivo puntato sulle forme (queste, secondo l’etica professionale, preferibilmente, debbono essere esili e diafane): le atlete si esibiscono camminando su alte calzature che ricordano i cothurni degli attori greci, lo sguardo è vacuo e incerto, indeciso se fissare l’obiettivo, la mamma o il fidanzato, la musica è, secondo il gergo giovanile, "a palla", le luci sembrano fare autogestione, è tutto vorticoso e turnicante, ricorda molto Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, quando Christiane si concedeva un trip.

La seconda disciplina consiste nella recitazione.

A differenza di coloro che col palco hanno quella giusta sintonia queste adorabili fanciulle aspirano al grande set, alla fiction o al cinema vero, a Venezia, Marte:  insomma, vogliono arrivare fino a Tre metri sopra il cielo. Crederci sempre, arrendersi mai, insegna la tv.

Mi hanno parlato di una candida candidata che ha inscenato una telefonata a suo padre. Tanto teatro buttato nel cesso, lasciatemelo dire.

La terza disciplina consiste nel canto, e almeno qui un po’ di serietà c’è stata, con qualche ragazza dalla bella voce (secondo me) nel posto sbagliato.

La quarta disciplina è quella che fa esclamare a una parte della gioventù sorana: "Iamm’!!!L’ femmen’!!!" (Evviva evviva, la procreazione è vicina!). Ho assistito a una serie di movimenti che interessavano principalmente l’area del bacino, con qualche movimento collaterale del capo e delle braccia che alzandosi permettevano un’ ampia visuale.

Le atlete indossavano una gonna la cui stoffa bastava per una cravatta da prima comunione, i top erano probabilmente di quando erano piccole, e la difficoltà insormontabile consisteva nel ballare con i capelli sciolti, il che favoriva un occultamento del  viso nei sinuosi movimenti.

Generalmente al termine della competizione le giovani si riuniscono al fianco di un presentatore poco intelligente (un po’ come la gallina di Cochi e Renato, ve la ricordate?), il quale, dopo aver temporeggiato per alimentare la suspense, proclama coloro che sono state selezionate per gli agoni successivi e coloro che, ahimé, avranno da versare lacrime acerbe quanto loro.

La cerimonia ha luogo tra musiche, mazzi di fiori e tecnici in andropausa che non vedono l’ora di tornare a casa e farsi una birra, mentre, per la gioia di mamma e papà, i flash esplodono in effusioni ardenti.

Non ho assistito personalmente al Catalogo delle fanciulle e alle rispettive esibizioni perché sinceramente avevo di meglio da fare, e poi sono quattro anni che mi ritrovo a combattere contro questo spreco immane di soldi.

Perché se una ragazzina a tredici anni decide di seguire il cammino per l’arte più vecchia del mondo con la connivenza di mamma e papà io non ho nulla in contrario, ma nel momento in cui penso a chi, come la sottoscritta e le persone che la circondano, si amplia il fondoschiena sfruttando le sinapsi  per concludere qualcosa di duraturo nella vita mi prende lo sconforto.

Non voglio recitare la parte dell’acidona invidiosa, sono solo amareggiata: vedere ragazze più piccole di me muoversi come lap dancers in modo volgare e sfacciato da una parte mi offende come donna, dall’altra mi fa incazzare perché non c’è spazio per chi vuole qualcosa di meno temporaneo di una terza abbondante o di un paio di gambe lunghe e affusolate.

Nel frattempo si spendono soldi per far alloggiare le nobili pulzelle all’Hotel più elegante di Sora, e nei bagni nelle scuole non ci sono le saponette, si pagano i tecnici e le manifestazioni culturali (quelle vere) passano peggio che in sordina, si allestisce la scenografia, si pagano i parrucchieri, le truccatrici e gli atelier, mentre altri giovani si trovano a fare avanti e indietro per il Corso Volsci chiedendosi cosa fare.

Lo dico e non lo nego: non c’è cultura.

C’è solo una fervida industria pronta a far tesoro di piccole donne che sognano di diventare grandi ma senza sapere che prima del corpo viene la mente. La frase era "VORREI avere una mente sana in un corpo sano". Ma questo ora non ha più importanza, più si è piccole più si rende.

Con la connivenza di mamma e papà.

Things get damaged, things det broken

but

Everything counts

Arrivederci alla prossima puntata

zoidberg-sticker

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