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Archive for gennaio 2008

"Oh, ma lo sai che il 17 viene Ratzinger qui alla Sapienza?"

"Ah sì? E perché?"

Cominciamo bene.

Premetto che non sono una persona molto vicina alla Chiesa. Anzi, se devo essere sincera lo sono ben poco,frequento le chiese a scadenza quadrimestrale, solo durante le occasioni importanti. Questo non significa che non io non creda in Dio: ci credo eccome, ma preferisco altri modi per farGli sapere che lo sento.

Ciò non penso faccia di me una pessima persona, né una santa cui rivolgere il proprio animo. Semplicemente penso di essere NORMALE. Sono questo e basta. Di certo se dovessi esprimere un parere direi che la figura di Giovanni Paolo II mi ha ispirata molto di più (e continua a farlo) rispetto al nuovo pontefice, ma in fin dei conti non nutro astio personale, né intolleranza o rigetto verso Ratzinger, pur non condividendo le sue scelte liturgiche, pur pensando che tornare a volgere le spalle durante la funzione sia deletereo, così come tornare all’uso della lingua latina  durante la funzione.

In fin dei conti non è un grande fratello che mi spia, è solo una figura che dovrebbe accostarsi il più possibile alla sua turba di fedeli e non, per il resto non mi pare sia poi così caustico, anzi, per certe cose è anche troppo assente (e questa ovviamente non è cosa buona e giusta).

Certo, alcuni suoi interventi potrebbe risparmiarseli, ma sorvoliamo, abbiamo il 60% di ignoranti al governo da entrambe le parti e non mi sembra che ci lamentiamo poi così tanto ( o forse solo quando fa comodo?).

Ma veniamo al motivo di fondo, la tanto temuta visita di Sua Santità all’università La Sapienza.

Se devo essere sincera l’idea che sia stata annullata mi ha lasciato un leggero amaro in bocca, non  perché ci tenessi particolarmente (anche perché non avrei partecipato, ho un esame quel giorno), ma piuttosto perché mi ha infuso un po’ di rabbia il constatare la totale occlusione da parte di studenti che hanno sostenuto come spiegazione al loro diniego la laicità dell’ateneo e della cultura.

 Perfetto, la cultura è laica, come dice il termine stesso (gr. laòs) deve appartenere a tutti, al popolo (nel senso più comune del termine), non essere l’ appannaggio di una élite sociale o religiosa, e mi sembra che fin qui ci siamo, come sul fatto che debba essere altrettanto laica l’istituzione che la incarni.

Tuttavia c’è qualcosa che non mi torna, un tarlo che continua a fare il suo lavoro e mi spinge a trovare delle smagliature in tutto questo.

Se siamo così convinti dell’importanza della nostra cultura e del nostro insegnamento laico, se soprattutto il termine "laico" si contrappone da secoli a "clericale" , perché a questo punto non ci spingiamo verso un confronto (non ho detto "intesa", ma chi può escluderlo), un dibattito, un faccia a faccia? Perché invece di scrivere striscioni con parole fuori luogo e davvero poco intelligenti come la "frocessione" tutti gli studenti che ho visto in televisione non hanno avuto il coraggio almeno di ascoltare quello che il papa aveva da dire?  Poi potevate lanciarvi in querelles prive di senso oppure no, ma almeno avreste lasciato parlare, e soprattutto avreste conservato il vostro DECORO (Non ditemi che la "frocessione" è una genialata che mi incazzo).

Questa è la libertà, aveva ragione Gaber quando diceva che la libertà non è uno spazio libero, ma è  partecipazione. Poi, scusatemi se lo dico, ma sarei proprio curiosa di sapere cosa sarebbe accaduto se a fare visita all’Ateneo fosse stato Giovanni Paolo II, non penso che lui dall’alto ci stia poi sorridendo a 32 denti.

Quindi il filo conduttore è uno solo: perché? A ogni occlusione segue una esplosione, in fisica e in linguistica, e a ogni no segue puntualmente un "perché?".  Ergo si esige una risposta.

E invece cosa mi ritrovo? Tante Etnies e pantaloni della Carhartt che parlano di laicità e non sanno darmi una spiegazione concreta, tangibile del perché non volevano il pontefice alla Sapienza.

Uno, ma ci fosse stato uno solo in grado di pronunciare un atto linguistico concreto e corente per dirmi il perché…nessuno.

E questo mi deprime, comincio davvero a pensare che gli anni trascorsi non ci abbiano insegnato proprio niente, che le contestazioni siano diventate una moda (buongiorno nicoletta), che forse ci stiamo riempiendo la testa di celluloide e polistirolo, che ci stia scivolando tutto, anche quella tanto vagheggiata cultura laica.

Per fortuna ho attorno persone in grado di pensare, non sono così sola come potrei ritenermi.

P.S.: Non penso proprio che avresti rispedito il certificato di Laurea al Rettore, Ferrara, come del resto non lo avrei fatto neanche io.

P.P.S.: Sapienza= Ignoranza? C’è già abbastanza brace, evitiamo futili fuochi di paglia, non mi sembra il caso di vibrare l’ascia su tanti colli innocenti.

P.P.PS.: E basta con questa storia di fascisti e comunisti! Ma non sapete professare le idee piuttosto che le persone?

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Questo post mi è venuto in mente ieri pomeriggio, mentre mi trovavo ad aspettare l’autobus per tornare a casa all’Anagnina e osservavo dei ragazzini alle mie spalle che aspettavano la partenza del 554.

Come eravamo da piccoli?

Noi, sì intendo noi della fine degli anni ’80, noi che siamo nati un po’ prima o un po’ dopo il Pentium (e perdonatemi le imprecisioni), noi che abbiamo avuto come regali per la Prima Comunione bracciali od orecchini d’oro oppure orologi, o semplicemente la busta di carta rigida con gli auguri degli zii e la materia verde, o ancora  qualsiasi altra cosa fuorché il telefono UMTS con fotocamera ad alta risoluzione, connessione a internet e lettore mp3 integrati o Playstation millemila.

Noi che conoscevamo le lire perché cazzo avere ventimila lire nel borsellino era una svolta nella vita, noi che pagavamo mille lire per il pezzo di pizza, noi che, vabbè, siamo stati preadolescenti nel momento in cui cantavano le Spice Girls e poi gli Eurythmics con "I saved the world today", noi che avevamo nella biblioteca della scuola elementare i libri del Battello a Vapore (almeno per quel che mi riguarda),  noi che almeno fumavamo per cazzi nostri, noi che forse percepivamo il prendere il caffè in compagnia dopo aver saltato la prima ora come un gesto bohémien…devo mettere un punto.

Dj set: Non si esce vivi dagli anni ’80

Noi che forse avevamo una mente diversa, che conserviamo anche ora, noi che sentiamo ancora adesso gli anni ’90 attaccati addosso come il sudore, noi che fatichiamo a volte a correre dietro al presente, noi che almeno conserviamo un po’ di pudore quando sta per uscirci una bestemmia.

E poi che vedo? Cazzo vedo ragazzini che avranno ancora la bocca sporca di latte materno e  i dentini da cambiare che con le loro firme cucite addosso urlano a ripetizione bestemmie trite e ritrite con l’idea di sembrare fighi, che si fanno un tiro di sigaretta come se fosse una striscia di coca e si strusciano alle ragazzine che starnazzano, esseri che forse non hanno neanche visto Pulp Fiction e Spleepers né ascoltato i Queen o i Led Zeppelin. "Non è niente, non è per sempre"

Dj set: Bianca "Tu sei troppo bianca per restare mano nella mano con te stessa"

Per fortuna non è proprio tutto così, ogni tanto vedo gruppi di amici semplici, che magari parlano del sedere della più bella della classe con il lessico che caratterizza l’arrapamento maschile senza essere volgari, anzi a volte mi fanno sorridere, soprattutto quando non strillano in metropolitana. Diciamo che mi fanno anche una mezza tenerezza.

Ok da qui a parlare di nonnismo ce ne vuole, e in fin dei conti non mi sento neanche troppo vecchia, solo quanto basta per essere sudata d’anni ’80.

Con l’autorità conferitami da Dio ieri sera vi assolvo da tutti i peccati passati, presenti, imminenti e futuri, duraturi e momentanei. Vi do la mia pace

=D

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