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Archive for marzo 2008

Schegge

E anche Pasqua è passata, con effetti collaterali non di poco conto e tante parole pronunciate il più delle volte a vanvera.

Sabato mattina ho letto un messaggio che mi ha dato il buongiorno: il mio vecchio gruppo con il quale non uscivo più da un bel pezzo si riuniva a casa di una mia amica per trascorrere la Pasquetta, BB incluso. " Figo " è stata la prima parola che mi è venuta in mente.

Dunque sabato sera sono andata con BB, Lorenzo, Jessica e Milena al Dada ad Alatri perché i Buffer Overflow si esibivano, ergo abbiamo affrontato il diluvio universale sulla superstrada ma alla fine ce l’abbiamo fatta, siamo approdati e comicamente Lorenzo ha realizzato l’idea di aver dimenticato a casa il pc.

Dopo millemila chilometri è tornato con la cosa più importante sul sedile posteriore e verso le 22:30 lui e Milena  hanno cominciato a suonare: sì ok, ormai conosco a memoria i loro brani, li ascolto spesso sul cd che mi hanno regalato e in un certo senso mi sento una mezza supporter, però mi è piaciuto ascoltarli dal vivo. Rientro ore 1:35, asfalto semiasciutto.

Domenica ho rispettato i parametri di una serena Pasqua familiare e abbondante.

Oggi invece sono stata a casa di Laura per trascorrere la Pasquetta, o Lunedì dell’Angelo o come cazzo vi pare perché non mi va di stare a dare inutili spiegazioni, quindi mi sono alzata verso le dieci e BB è passato a prendermi a casa con Lo.

Non riesco a trovare le parole adatte per far capire come ho trascorso questa giornata.

Ritrovare persone che non si vedono da troppo tempo il più delle volte è piacevole, ovviamente se si tratta di gente con la quale si sta bene, eppure altre volte la cosa genera malinconia.

Malinconia di esperienze condivise che sembrano così lontane da essere impalpabili, a tal punto da farti venire il dubbio se tu le abbia vissute davvero oppure no, malinconia di parole dette troppo tempo fa e che ora potrebbero risultare solo un ripiego, o peggio ancora ipocrite, malinconia di scene, atteggiamenti e parole che sembrano lontane dal proprio contesto, slavate e inadatte.  Sciatte.

Eppure io non sono una persona eccessivamente melanconica, anzi, lo ero di più quando ero piccola.

Dopo una bella giornata do piccola non volevo dormire per paura di cancellare o annebbiare quello che avevo stretto a me.

E’ buffo ma è vero, avevo così tanti flash nella mente che pensavo di metterne troppi da parte dormendo.

Incontrare certe persone dopo tutto questo tempo, chi con una cera, chi con un’altra, mi ha fatto tornare indietro nel tempo: certo, i sentimenti sono diversi, la mia stessa predisposizione è cambiata, eppure ho avvertito un’altra volta un soffio al cuore. Un soffio, sì.

Io non credo che qualcosa possa durare in eterno, o meglio, nella maggior parte dei casi penso che le cose, fisiologicamente, nascano, crescano e muoiano, ma non so perché certi sguardi riescono ancora a farmi un certo effetto.

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[…]

L’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, fu il più grave incidente industriale della storia di New York. Causò la morte di 146 persone, per la maggior parte giovani operaie di origine italiana e dell’est europeo. L’evento ebbe una forte eco sociale e politica, a seguito della quale furono varate nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro e crebbero notevolmente le adesioni alla International Ladies’ Garment Workers’ Union, oggi uno dei più importanti sindacati degli Stati Uniti.

L’incendio di New York è uno degli eventi commemorati dalla Giornata internazionale della donna ma non è da questo, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Festa della donna.

La Triangle Shirtwaist Company produceva le camicette alla moda di quel tempo, (le cosiddette shirtwaist).

Di proprietà di Max Blanck e Isaac Harris, occupava i 3 piani più alti del palazzo a 10 piani Asch building a New York City, nell’intersezione di Greene Street e Washington Place, poco ad est di Washington Square.

La compagnia occupava circa 500 lavoratori, la maggior parte giovani donne immigrate dalla Germania, dall’Italia e dall’Europa dell’est. Alcune donne avevano 12 o 13 anni e facevano turni di 14 ore per una settimana lavorativa che andava dalle 60 ore alle 72 ore. Pauline Newman, una lavoratrice della fabbrica, dichiara che il salario medio per le lavoratrici andava dai 6 ai 7 dollari la settimana[1]

La Triangle Shirtwaist Company era diventata già famosa fuori dall’industria tessile prima del 1911: il massivo sciopero delle operaie tessili iniziato il 22 Novembre 1909, conosciuto come protesta delle 20.000, inizio come una protesta spontanea alla Triangle Company.

La International Ladies’ Garment Workers’ Union negoziò un contratto collettivo di lavoro che copriva quasi tutti i lavoratori dopo uno sciopero di 4 mesi, ma la Triangle Shirtwaist rifiutò di firmare l’accordo.

Le condizioni della fabbrica erano quelle tipiche del tempo. Tessuti infiammabili erano immagazzinati per tutta la fabbrica, scarti di tessuto sparsi per il pavimento, gli uomini che lavoravano come tagliatori a volte fumavano, l’illuminazione era fornita da luci a gas aperte e c’erano pochi secchi d’acqua per spegnere gli incendi.

Il pomeriggio del 25 marzo 1911, un incendio che iniziò all’ottavo piano della Shirtwaist Company uccise 148 operai. La maggioranza di essi erano giovani donne italiane o ebree dell’Europa orientale. Poiché la fabbrica occupava gli ultimi tre piani di un palazzo di dieci piani, 62 delle vittime morirono nel tentativo disperato di salvarsi lanciandosi dalle finestre dello stabile non essendoci altra via d’uscita.

I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, che al momento dell’incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne. Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 445 dollari per ogni operaia morta: il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari.

Migliaia di persone presero parte ai funerali delle operaie.

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Lirismo

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