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Archive for dicembre 2009

[avantgarde]

Salk_Institute

 

Propositi dell’anno passato: nessuno.

Bilancio: temibile.

Propositi per l’anno nuovo: qualcuno.

Bilancio: da vedere.

Non ho mai capito il senso dei propositi per l’anno nuovo.

Soprattutto non capisco PERCHE’ mai io debba farli all’inizio dell’anno e non il 24 Aprile, o il 3 Luglio, o il 20 Ottobre o addirittura il 30 Dicembre! Sì IL TRENTA DICEMBRE! E allora io per protesta contro questa dissacrante abitudine faccio dei propositi per l’anno nuovo proprio stasera: il 30 Dicembre 2009. Nonostante gli occhi in fiamme per aver trascorso un’intera giornata davanti a fotocopie dai caratteri minuscoli, nonostante l’apatia e nonostante il momentaneo scazzo. 

Propositi per l’anno passato: nessuno, pensavo di non aver bisogno d’altro.

Bilancio: temibile. Oh sì, fin troppo. Ma io non demordo. Paradossalmente ho vinto la morte nel momento in cui sono nata, e mandare tutto a donnine prezzolate mi sembra poco dignitoso. Però ho imparato a sorridere di meno, a evitare il sorriso a trentadue denti quando dentro il sangue ribolle, ad avere meno paura di affrontare le situazioni, ad essere più sicura di me, bla bla bla.

Ma non diciamo cazzate sotto l’albero! Questa lettera è un inganno: l’anno mi ha fatto sorridere solo più nervosamente (l’anno?!), mi ha resa un poco più pavida e insicura. Fondamentalmente sono rimasta la solita Nicoletta, quella che da un momento all’altro risponde in maniera pacata e tagliente per poi chiedere visceralmente scusa. Ma anche quella che sa trasmettere qualcosa. Non una canzone, una citazione dotta, un libro, ma un’emozione. Sì sì, sto parlando proprio delle farfalle allo stomaco! Far…farfalle allo stomaco…sì. Vabbè, quella roba lì. Pare che sia un evergreen. Un po’ come Johnny B. Good.

 

Propositi per l’anno nuovo: non demordere. L’ho già detto? Ah ok, allora cambio…Uhm…Cazzo, non ho alternative. Dovrei pensare, rifletterci,  capire quello che voglio e poi fare qualche squillo…Ma sono troppo pigra per farlo. 

O forse la mia non è tanto pigrizia, quanto…quanto seria sensazione di NON sapere cosa fare. Si potrebbe riassumere in tre parole: senso di impotenza. Ok, allora il mio proposito per l’anno nuovo è quello di non demordere per non darla vinta al senso di impotenza! Dio, sono riuscita a organizzare un mio pensiero in forma scritta! Mi sento così emozionata! Grazie, grazie, gli autografi all’uscita!

 

 

Bilancio: da vedere. Perché se niente cambierà comincerò seriamente ad attuare metodi drastici di lapalissiana memoria (per qualcuno, forse).

Però…però. C’è sempre un però. Nonostante il senso di impotenza, nonostante il mio sorridere pure quando il sangue ribolle, almeno…almeno io sono qui. Almeno io posso scrivere le mie stronzate su questo blog senza senso, posso uscire e comprare un libro, posso respirare ancora e sentire il cuore che mi batte quando corro per prendere l’autobus, posso sentirmi girare la testa quando alzo il gomito, posso ancora sentire l’odore delle rose, e posso ancora amarlo nonostante sia una reazione chimica.

E allora il senso di impotenza si trasforma in infinita gratitudine per essere ancora qui, non senza un briciolo di rabbia.

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[pensierino serale]

Book2

Mi sembra giusto: se perfino le formiche nel loro piccolo si incazzano, mi pare altrettanto plausibile che dietro torbide (e turbate) storie di vampiri e presunti amori ultraumani possa esservi pure un orientamento filosofico.

Il buon vecchio Socrate al momento starà bevendo la cicuta una seconda volta per non udire siffatte sconcerie, ma cosa vuoi che abbia da dire ancora uno che dopo duemilaquattrocento anni (o poco più) ancora fa parlare di sé, pur non avendo scritto una emerita cippa?

Filo-sofia: da phìlos, "amante" (per farla breve) e sophìa, "sapienza". Amore per la sapienza.

Ma quale? Nossignori, non quella con il sigma maiuscolo, quella dei grandi problemi esistenziali (chi siamo? Cosa conta davvero nella vita? Eutifrone carissimo, cos’è la santità?), nemmeno quella che ti fa passare per colto quando vali meno di un chewing-gum appiccicato sul sedile del 500 Atac [certi paradigmi non muoiono mai], ma quella che ormai ci  propinano indistintamente media e internet. Indistintamente, come se fossimo tante bottiglie PET su un nastro rotante che aspettano d’essere riempite di succo di frutta, ma di quelli scadenti, annacquati e che sanno di pera quando fuori c’è scritto "Mela&Ananas" [provare per credere!] con BEN il 30% di frutta! Mmmh che ghiottoneria!

E il resto? Edulcoranti, correttore di acidità: acido citrico, colorante E 520, zucchero, anidride carbonica. Tanta, troppa CO2. Così tanta che ormai ci stiamo distruggendo da soli, e per di più stiamo distruggendo quello che ci circonda. 

Ma dalla regia mi fanno cenno di stringere e arrivare al sodo. 

Oggi sono andata in libreria per fare un regalo e comprare un quaderno. Ovviamente oltre ai classici ho dato un’occhiata alle new entries [ dark Entries, parafrasando i Bauhaus] , tanto per vedere cosa ci offre il nostro mondo letterario contemporaneo.  A parte qualche sprazzo di lucidità i titoli che ho intravisto sono stati  "La filosofia di Twilight" [e perché no, magari pure "Le avventure piccanti di Suor Germana"] e "Gradisca, Presidente", ossia il nuovo [unico?] libro della più celebre [mmh!] escort [sporcaccioni!Non parlo mica di auto!] Patrizia Daddario.  Ora, a prescindere dall’ attribuzione [vexata quaestio per me], mi viene da pensare : ma possibile che oltre ai succitati autori non ci sia altro di seriamente interessante? Ah no, frena. Intravedo un libro di Dacia Maraini: apperò, sembra interessante, ma perché l’hanno messo all’altezza delle mie caviglie, per di più accanto al muro? Mah, misteri della collocazione libraria. Invece la Daddario mi fulmina con lo sguardo, Twilight mi colpisce al cuore e Checco Zalone sorride beatamente davanti al mio ginocchio sinistro. M-A-H.

Con espressione contrita e contrariata mi reco nel settore cartoleria, dove comincio a cercare disperatamente un quadernone a righe senza margini. Niente. SOLO ed ESCLUSIVAMENTE con i margini. Poi, cercando qua e là, trovo un quaderno dal formato quadrato della Smemo: carino, con la copertina opaca e il disegno di un amplificatore Marshall [meritava solo per la copertina], per di più senza margini!

"Ho svoltato!" – penso. Anche no. Due euro e cinquanta. 

No, io due euro e cinquanta per un quaderno che dovrò scarrozzarmi a destra e a manca [e quel che manca a manca…ok la smetto] non li spendo! Sì che nella vita bisogna accettare dei compromessi, ma ho una dignità!

Allora sai che c’è? Me lo compro coi margini, ma sarà qualcosa di estremamente anonimo e usuale [certo che quella scritta "Marshall"…sniff] , giusto per ribadire la coerenza delle mie idee.

…Però. Però.  I margini mi vanno proprio stretti. Me li sento addosso come un vestito cucito prima dello sviluppino, ma per la patria… povera patria…FERMI TUTTI! Sempre in fondo allo scaffale intravedo una pila di USUALI quaderni COMIX a un euro SENZA MARGINI!

"Allora è ancora possibile essere sé stessi e  non adeguarsi a un pensiero dominante!" – penso, mentre con gli occhi trasognati porgo a mia madre il quaderno… perché ovviamente quando esco con lei è inutile che porti i soldi con me. Sono coerente, io.

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[Schulze Pollman]

Oggi ho pranzato ripulendo la fontana di cioccolato di mio fratello, dopo la festa di ieri sera.

Festa, sì, di quelle con tante persone, che parlano, ridono, scherzano. Fiumi di sangria, fotografie, video, battute salaci e quasi volgari il più delle volte. Doors, GNR…e Yann Tiersen stamattina, mentre cercavo di ritrovare le note de La dispute sulla tastiera del pianoforte, quella che non conosco più come prima.

Quella che aveva i tasti morbidi che accarezzavo con le dita, quando ero disposta a star seduta due ore intere davanti al piano facendo le scale e cominciando con le prime melodie, quelle lente, semplici, di base, ma che mi riempivano di soddisfazione quando riuscivo a eseguirle senza fare errori. E mi sembrava quasi di prendere confidenza con tutto. Con la musica che veniva da sé, col piano che era sempre lì, aperto, pronto ad essere suonato un’altra volta. Le persone sono proprio come la tastiera di un pianoforte. 

Le accarezzi, capisci quali tasti è meglio suonare, quali sono troppo lontani per arrivarci con le dita, e lentamente componi qualcosa. Qualcosa che può suonare come "I go to sleep" dei Pretenders o di Sia, o persino come  "The crystal ship" dei Doors. Poi all’improvviso chiudi il pianoforte perché hai altro da fare, e cominci a rimandare di giorno in giorno il momento in cui ricomincerai a suonarlo… fino a quando è troppo tardi. Fino a quando i tasti diventano duri, si rifiutano di suonare, o al massimo ci riescono ma con un tono diverso. Nemmeno le dita sono elastiche come un tempo: rattrappite da una specie d’artrosi sono restie e nolenti. 

Allora due sono le alternative: o non si smette mai di suonare, sperando di trovare sempre tastiere migliori (come quella di uno Schulze Pollman), oppure si chiude il pianoforte abbassando lo sguardo. Ma non sempre ne vale la pena.

 

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[senzatilde]

 Amore a mano armata. Così stringente e serrato da non lasciare via di fuga.

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