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Archive for gennaio 2010

Quando avevo 16 anni un futuro fisico mi consigliò di tenere un taccuino sul comodino, accanto al letto, per poter trascrivere ogni sogno senza lasciar passare troppo tempo. Perché altrimenti funziona come con le impronte sul bagnasciuga: basta lasciar passare un po’ d’ acqua e tutto si cancella. L’ho fatto, per un breve periodo, ma ora il taccuino che ho sul comodino lo conservo solo perché fa la sua scena, con Amore e Psiche di Canova disegnati [un regalo di molto-molto lontano e di tanto-tanto tempo fa].  E’ immacolato (o intonso, come avrebbe detto qualcuno), e forse così deve rimanere.

Stanotte ho fatto un sogno.

Ho sognato di incontrare una persona. Uno sconosciuto, a dire il vero. O meglio, ora come ora lo è, perché i cavi sono stati tagliati così bruscamente che sembra quasi che l’elettricità si sia fermata sul pendio dell’abbandono, incerta, incredula, desolata. Ho incontrato questa persona, o forse lei ha incontrato me, non lo so. Abbiamo parlato del più e del meno [che mai come ora mi stancano], sempre con la solita patina di cortesia che ho imparato a usare così bene. Poi delle parole per le quali avrei avuto un sussulto, un fremito. Parole belle, cristalline per quanto erano sincere. Niente fronzoli, niente esagerazioni, niente ritocchi. Solo parole nude e crude, ma così belle da togliere il respiro. Le ho ascoltate senza perderne nemmeno una.

"Tu non sei questo. Tu sei solo un’immagine, una proiezione di qualcosa che vorrei, ma che non sei. Non sforzarti di diventare qualcosa che non ti appartiene. Non ne vale la pena"

"Ma io sono reale"

"Tu non puoi essere reale. Non puoi perché ti ho creato io"

Per la prima volta sono stata cosciente di sognare durante un sogno. Cosciente del fatto che avevo creato tutto io. 

Cosciente e al tempo stesso ferma, decisa. Come non sono da sveglia. Perché  se davvero fossi così anche da sveglia non lascerei che certe parole mi tagliassero in maniera netta, visibile. "Magari servirà a qualcosa. Magari mi renderà forte" – ma dov’è tutta questa forza? Forse l’ho lasciata a casa a Roma, forse l’ho dimenticata nell’altra borsa, forse sta nel cruscotto della Uno e io sto guidando l’Alfa, forse ora mi va di una taglia più piccola perché sono cresciuta. Forse l’ho scritta da qualche parte, magari su un vecchio block-notes con su scritte delle cose strane… ma chissà che fine avrà fatto. 

Mi chiedo solo se la vendano ancora. Perché c’è la crisi. Tanta crisi.

mondrian1

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Forse non riuscirò

A darti il meglio

Più volte hai trovato i miei sforzi inutili

Forse non riuscirò

A darti il meglio

Più volte hai trovato i miei gesti ridicoli

Come se non bastasse

L’aver rinunciato a me stessa

Come se non bastasse tutta la forza

Del mio amore

E non ho fatto altro

Che sentirmi sbagliata

Ed ho cambiato tutto di me

Perché non ero abbastanza

Ed ho capito soltanto

Adesso

Che avevi paura

Forse non riuscirò

A darti il meglio

Ma ho fatto i miei conti e ho scoperto

Che non possiedo di più

Come se non bastasse

L’aver rinunciato a me stessa

Come se non bastasse tutta la forza

Del mio amore

E non ho fatto altro

Che sentirmi sbagliata

Ed ho cambiato tutto di me

Perché non ero abbastanza

Ed ho capito soltanto

Adesso…

Blunotte – Carmen Consoli

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E’ facile sai averti se chiudo i miei begli occhietti spenti

E cerco su di me la tua pelle che non c’è

poi ti entro in fondo dentro lo sai

soltanto per capire chi sei

Forse sei un congegno che si spegne da sé

E puoi maledire la tua bocca

se sbagliando mi chiama quando lui ti tocca?

Cercherò su di me la tua pelle che non c’è  

Ti entravo in fondo dentro lo sai soltanto per capire chi sei

Forse sei un congegno che si spegne da sé.

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[Quando sono io]

Sono io quando guido e ingrano la marcia nervosamente. 

Sono io quando indosso le converse con la gonna, e non le Etnies con gli scaldamuscoli, perché ho le 

caviglie sottili e non devo mascherare nulla.

Sono io quando piango per una persona.

Sono io quando mi arrabbio con quello che studio perché non riesco a capirlo.

Sono io quando mi commuovo e mi si gonfiano gli occhi.

Sono io quando sogno di vedere il Renzo Piano Building Workshop.

Sono io quando canto Carmen Consoli nella mia Uno bianca.

Sono io quando faccio l’albero di Natale e cerco di non lasciare disadorni certi rami.

Sono io quando uso parole come "disadorno".

Sono io quando metto dentro e non mi arrabbio perché "la prossima volta sarà diverso".

Sono io quando traviso le parole altrui.

Sono io quando ascolto Chopin.

Sono io quando scatto fotografie.

Sono io quando guardo le Pleiadi e ricordo che sono le prime stelle che mi ha fatto vedere mio fratello al telescopio.

Sono io quando ho gli attacchi di panico e sento un cuneo impiantato nel cuore.

Sono io quando scrivo in inglese perché mi dà la sensazione di non essere qui, ma altrove.

Sono io quando gioco a risiko pur sapendo che perderò.

Sono io quando temo il confronto.

Sono io quando annuso la pelle di qualcuno e cerco di imprimermi nella mente il suo odore.

Sono io pure quando guardo il tramonto e mi chiedo se veramente sulle Dolomiti ci sia Dio.

Il resto è storia.

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