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Archive for febbraio 2010

[raschiando il fondo]

Penelope attende Ulisse.

Andromaca prega per la vita di Ettore. 

Alice spera di trovare la strada per andare dove deve andare.

Marianna Ucrìa scrive su foglietti indirizzati al signor marito zio.

Alcesti muore al posto di Admeto.

Giulietta si procura una morte apparente per unirsi a Romeo.

Francesca : le prese del costui piacer sì forte che, come vedi, ancor non l’abbandona.

Sharazad racconta ogni giorno una storia nuova per ritardare la sua morte.

Io so solo scrivere.

Ho difficoltà ad aspettare, mi si attorciglia lo stomaco.

Prego a modo mio, e forse nemmeno serve.

Non so dove sto andando, ma vado dritto, come sempre.

Scrivo lettere chilometriche che a volte non riesco a indirizzarti.

Sono fin troppo viva e pulsante che certe volte vado in affanno.

Sono troppo viscerale per essere appagata dall’apparenza.

Non posso raccontarti quello che vorresti sentire dalle mie labbra, 

ma mi impegno in ogni modo per comunicarti qualcosa di autentico.

Ed è tutto quello che possiedo.

paolo_francesca

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[excerpta]

Hai uno dei sorrisi più belli che abbia mai visto

un sorriso naturale

pochissime volte mi sembra anche da "educazione"

Ciò non toglie che hai un bel sorriso 

ma pensi che non si noti 

quel velo di

non lo so

tristezza

RASSEGNAZIONE

che hai subito dietro quel sorriso?

P.S.: Che fine hanno fatto le manine che volevano aiutare?

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[vivere più a Sud]

Supponiamo per un attimo che vivere più a Sud significhi vivere a testa in giù.

Supponiamo che significhi sfidare la gravità, rimanendo con i piedi attaccati al suolo ma sentendo il sangue che affluisce alle vene del cervello.

Affluisce, affluisce, fino a rendere le connessioni neuronali immediate.

Velocissime.

Supponiamo che significhi vivere le emozioni in maniera fulminea, polverizzando ogni sensazione, fare calcoli velocissimi simultaneamente, apprendere due, tre, quattro, cinque lingue contemporaneamente, trovare il bosone di X, risolvere il problema del buco dell’ozono,  far sparire la fame, riflettere, riflettere, pensare, protrarre la vita con la più innovativa ricerca biomedica, crearla in un laboratorio nel giro di due minuti, arrivare a scoprire gli universi paralleli.

Progresso progresso progresso. Pensare al domani perché non c’è tempo per l’oggi.

STOP.

Se il sangue affluisse più velocemente ci sarebbe il rischio di complicazioni neurologiche, ma non solo, cazzo.

Tutto diventerebbe velocissimo e superficiale al tatto. Niente emozioni, niente sensazioni, solo pura logica.

Freddezza-razionalità-linearità. 

Allora dovremmo ricorrere a una macchina da collegare al cuore, un pace maker piccolo piccolo da poter nascondere facilmente sotto la camicia, un congegno della grandezza di una sim da poter inserire alla base della bretella di un reggiseno.

E vivremmo così, con l’impressione che qualcosa batta dentro di noi, ma sapendo in fondo al nostro cuore – pardon – cervello che è solo un’impressione. 

E allora sai cosa ti direi se vivessimo tutti a Sud?

Che sono contenta di essere progettata male, sono contenta di avere il sangue che scorre  al contrario, sono contenta di essere viscerale, asimmetrica e biliosa, contenta di sentire qualcosa che batte sotto la camicia e di sapere che non si tratta di un pace maker che al primo campo magnetico differente va a farsi strafottere. 

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[requiescant in pace]

Sarà che le ragazze con cui esco hanno tutte un incubo nel cassetto

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[fee-free]

Ma sinceramente 

Mentre prima mi cacciavo le viscere e le rimontavo a piacere

Giocando all’Allegro Chirurgo

Ora sono diventata un Piccolo Chimico

Che gioca con le sostanze che secerne

Per veicolarle verso qualcosa per cui valga la pena di pensare.

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 Come se mi avessero impiantato elettrodi nel sonno e avessero abbassato la leva. Al massimo.

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[hold on]

Well, everybody hurts sometimes,

Everybody cries. And everybody hurts sometimes

And everybody hurts sometimes. So, hold on, hold on

Hold on, hold on, hold on, hold on, hold on, hold on

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