Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for settembre 2010

Se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto. Se lo avessi sentito alla radio avrei pensato che lo speaker avesse fatto un tiro di troppo. Ma l'ho letto, persino su Famiglia Cristiana, che paradossalmente sembra essere diventato più "rivoluzionario" degli altri giornali, e alla verità non si sfugge. Ovviamente si è trattato di un provvedimento divulgato dopo essere stato siglato e inviato tramite circolare negli istituti scolastici: hic et nunc.
Parlo chiaro: l'attuale Ministro dell(a) ' (D)Istruzione (di cui già ho parlato qualche tempo fa per un'altra brillante iniziativa, quella della laurea honoris causa al leader del Carroccio) ha ideato, con l'appoggio del Ministro della Difesa La Russa (e chi sennò?), un nuovo programma di attività extrascolastiche dal titolo "Allenati per la vita". Il corso prevede attività quali tiro con l'arco, tiro al bersaglio con pistole ad aria compressa, arrampicata, pronto soccorso, nuoto e infine "orienteering" (malamente scritto nella circolare "orientiring", tanto per rimanere in tema di istruzione), tutto riassumibile nella definizione di "attività ginnico-militari", al fine di affiancare gli studenti alle forze armate, alla Croce rossa e alla Protezione Civile. 

Passi il corso di Pronto Soccorso, che, nonostante gli attuali bisogni della scuola si facciano via via più "materiali", mi sembra un provvedimento più che positivo, ma gli altri mi hanno lasciata perplessa.

Il mio primo pensiero, non appena questa notizia mi ha dato il buongiorno, è stato quello economico, ovvero: in una scuola ormai tagliuzzata come la stoffa, con insegnanti sfoltiti come i capelli, classi di 30-35 ragazzi, ricercatori sottopagati e strutture poco sicure o idonee alle stesse attività fisiche (ricordo che la palestra del mio liceo rimase chiusa per qualche anno. Facevamo gli addominali nel campo di pallavolo all'aperto ), COME E' POSSIBILE che si trovino i fondi per stanziare questi progetti? Perché io mi auguro che i ministri sappiano che per fare tiro con l'arco servono campi, bersagli, archi, frecce, protezioni, così come per quello al bersaglio servono ancora aree adibite, pistole, protezioni, e ancora che per fare nuoto prima di tutto servono una piscina e delle docce, eccetera eccetera eccetera. Allora questi fondi ci sono sì o no? E perché non investirli in stipendi per professori costretti a rimanere senza lavoro, distribuendo più equamente gli studenti nelle classi? Perché non investirli negli studenti disagiati o con handicap, o nel miglioramento delle stesse strutture scolastiche? Come diceva il buon Orazio, "scire nefas", saperlo non è dato, ma, citando Totò, "io pago!". 

Ma andiamo sul lato più strettamente "paideutico", qualora il Ministro dell'Istruzione abbia davvero aperto un vocabolario diverso dal Miot: qual è il fine di queste attività? Intendo dire: il ragazzo che pratica queste discipline nel circuito scolastico (sempre tralasciando le esercitazioni di Pronto Soccorso) che tipo di giovamento ne trae? 
Stando a quanto afferma l'ideatrice la pratica del mondo sportivo militare, veicolata all’interno delle scuole, oltre ad innescare e ad instaurare negli studenti la “conoscenza e l’apprendimento” della legalità, della Costituzione, delle istituzioni e dei principi del diritto internazionale, permette di evidenziare, nel percorso educativo, l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti".
Sì, PATTUGLIE. 

Trovo la cosa piuttosto allarmante, e non mi stupisco che molti professori abbiano storto il naso. 
Innanzitutto io credo che il Diritto, la Costituzione e il rispetto delle Istituzioni debbano essere dati per scontati già all'interno del sistema scolastico, rispettando un vero programma di educazione civica, e non attraverso esercitazioni paramilitari.
In secondo luogo penso che i ragazzi debbano essere liberi di potersi affiancare spontaneamente alle forze armate, e che a scuola debbano disporre piuttosto di biblioteche fornite, sale di lettura, laboratori di chimica efficienti e apparati che non li chiudano in sistemi scolastici autarchici avulsi dal mondo, ma che anzi li incoraggino a conoscere ancor meglio la storia e il presente per poter un giorno plasmare il futuro.
Lo stato presente delle cose invece mi spinge a immaginare, con un brivido che corre lungo la schiena, schiere di studenti che, fin troppo carichi di autostima, si scontrano come vere pattuglie sfogando tutto il loro spirito agonistico, o che, anziché difenderli, abbiano atteggiamenti prepotenti nei confronti dei compagni (pardon, commilitoni) più riservati. Infine, facendo della psicologia spicciola, il concetto di appartenenza al gruppo attraverso pratiche paramilitari, così come è sponsorizzato dalla Gelmini, mi fa pensare piuttosto a sistemi omologanti che annullano il singolo individuo, mentre sono tante  le attività (a sfondo squisitamente sportivo) in grado di incentivare la crescita personale e il vero spirito di squadra.

Non penso che si possa pretendere di allenare un ragazzo per la vita, né tanto meno che lo si possa fare attraverso esercitazioni paramilitari, ma credo fermamente in un'istruzione che possa saldamente edificare la persona e prepararla ad affrontare il mondo. Credo nella cultura, nella conoscenza del passato, nella partecipazione al presente e nella meritocrazia.

Ma non in questo governo. 

fiori
 

Read Full Post »

(Corano, Sura IV, versetto 34)

Ormai il suo volto circola dappertutto: indossa il caratteristico chador nero, è un viso di zigomo forte, ha la pelle liscia come la sua coscienza e gli occhi neri che fissano dritto una società cieca dal polso duro, per i quali l’Europa stessa si è mobilitata. E’ il volto di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana diventata tristemente famosa per essere stata accusata di adulterio e di complicità nell’omicidio di suo marito.
E’ il volto di una donna che fino a poco tempo fa ha trascorso i suoi giorni nel braccio della morte, destinata ad essere immobilizzata prima di subire una pioggia di pietre. Quelle più appuntite, sia chiaro. E’ la legge iraniana a prescriverlo, quella stessa legge secondo la quale una bambina di nove anni è un soggetto giuridico. Quella stessa legge che ancora concepisce l’adulterio, per noi occidentali così lontano dal reato, come un gesto perseguibile in termini legali.
Nel caso specifico di Sakineh, non è neppure provato che l’adulterio sia sfociato nella complicità nell’omicidio. Le accuse, anziché basarsi su prove e rilevamenti concreti, sono state fondate su metodi poco ortodossi, attraverso confessioni estorte con la tortura, fisica e psicologica.
L’intera Commissione Europea ha fatto sentire la propria condanna verso l’Iran e gli altri paesi mediorientali che praticano ancora la lapidazione, auspicando un’immediata sospensione della pena di Sakineh, che se prima era un lontano miraggio è da poco divenuto un provvedimento attuato.
Ma la sospensione non significa l’annullamento della pena.
Come uno spettro, la lapidazione continua a muoversi silenziosamente intorno a Sakineh e a tutte le altre persone nella sua stessa situazione: come lei anche altre donne, di cui alcune molto giovani, sono state accusate infondatamente di reati come l’adulterio e l’omicidio, e non fanno eccezione nemmeno gli omosessuali, castigabili secondo il Corano, per non parlare infine dei prigionieri politici, soprattutto giornalisti che hanno dimostrato, parafrasando il celebre film, “Il coraggio di parlare”, quell’urlo di dissenso che, spesso, può costare la vita. Soprattutto in un regime che non ammette voci in controcanto.
Marguerite Yourcenar, nel romanzo Alexis, diceva che “è al momento in cui si respingono tutti i pregiudizi che occorre munirsi di scrupoli”, e sembra proprio che la società iraniana, quella di Ahmadinejad, si porti consapevolmente le mani davanti agli occhi e finga di non sentire, forse perché a pesare non sarebbero solo gli scrupoli per aver estorto delle confessioni con la tortura, ma anche i rimorsi per aver giustiziato nel passato moltissimi altri condannati senza possibilità di appello, e molti sarebbero i brividi a correre lungo la schiena.
Per la vita di Sakineh, il cui caso fortunatamente ha avuto un’eco vastissima e conquistato l’attenzione dell’Occidente, come pure per quella di moltissimi altri prigionieri politici rimasti in sordina e in attesa nelle celle iraniane, continua a mobilitarsi anche Shirin Ebadi, la connazionale avvocato premio Nobel per la pace, la cui voce, dura e categorica, continuerà a persistere fino a quando nel regime di Ahmadinejad non saranno rispettati quelli che per noi occidentali possono apparire come diritti indispensabili e imprescindibili: quelli umani.
Ebadi, animata anche da uno spirito di solidarietà femminile, afferma di non avere al momento alcuna fiducia nei confronti della giustizia iraniana, e per questo continua a reclamare l’attenzione della Comunità Europea, al fine di debellare alla radice questo germe della violenza, ormai intrecciato con la giustizia

Read Full Post »

Onirocritica

Perché forse le pastarelle la sera fanno un po' male. Forse rimangono indigeste, così, sospese a metà tra l'ingresso dello stomaco e il profondo fegato, in attesa, come la gente sulla banchina della metro. E non c'è film che tenga, nemmeno "Milk". Forse dovrei fermarmi alla salubre cena, perché – come dicono certe persone – il troppo guasta, poi non dormi, ti alzi in continuazione, ti fai una camomilla, guardi le repliche di una serie tv degli anni '90 alle tre e mezzo, ti rimetti a letto, sfogli "La schiuma dei giorni" e poi di nuovo ti rialzi per un appuntamento al buio con la cucina perché hai sete. Fino a quando non arrivano le sei, e, con l'alba, arriva anche il sonno.
MA così non è stato stanotte. No no, stanotte ho dormito, ma ho fatto un sogno che merita di essere scritto (almeno secondo me, poi se non interessa arrivederci e grazie). Qualche sera fa parlavo con dei miei amici di sogni assurdi, e mi sono resa conto che mentre uno di loro raccontava un sogno VERAMENTE esilarante, io constatavo di aver raramente fatto sogni divertenti. Diciamo che, per quel che ricordo, i miei sogni sono sempre stati un po' strani, un po' sinistri. Insomma, non proprio la crème de la crème dell' oniropratica. Beh stanotte è stato diverso.
Dopo un bel po' di tempo sono tornata a convivere con altre persone. Anzi, con una persona, una ragazza un po' paffuta ma simpatica, in uno strano monolocale che sembrava progettato da Escher e Gaudì, in marmo e pareti bianchi, con pochi mobili e dei soffitti molto alti, di quelli che non ti faranno scaldare mai. E vabbè, fin qui tutto normale. Ovviamente, come ogni monolocale abitato da persone civilizzate, c'era un bagno, ma ATTENZIONE! Mica un bagno qualsiasi. Eh no, ti pare che in una casa progettata da un artista e da un architetto in preda a un'overdose di Popper i sanitari del bagno stiano nella stessa stanza, possibilmente isolati dal resto? No, assolutamente, ma andiamo per gradi. Dopo che la mia coinquilina se ne è andata io mi guardo intorno, e mi rendo conto che a un piano sopraelevato c'è un lungo corridoio, ampio, luminoso, sembra uscito dalla reggia di Versailles.
Divento curiosa e mi chiedo come si faccia a salire fin lassù. Al che trovo una strada. Beh, oddio, definirla strada è un po' osé, dato che era curvilinea e stretta, sembrava uno di quei tubi trasparenti con le persone dentro che passano durante la sigla di Futurama. Solo che ci sono dei panni sparsi sul pavimento. E qualche siringa qua e là [in "Milk" Sean Penn, davanti al foglio ricevuto con su scritte delle minacce, fa una faccia beffarda e lo attacca al frigo con una calamita, dicendo: "Vedi? Così non fa più paura. E' se lo nascondi che comincia a farlo, mentre se ce l'hai davanti agli occhi diventa sempre più innocuo"].
Faccio dietrofront e mi chiedo se ci sia un'altra strada. Sì, eccola, l'ho trovata, basta soltanto attraversare la vasca e c'è un altro sentiero curvilineo. Peccato che debba sporcare la vasca con le scarpe, ma l'ho già fatto. Adesso devo solo salire piano piano, non ci sono scalini, ma solo una distesa in salita. Sembra un livello di Tomb Raider. A un certo punto il pavimento comincia a muoversi come un tapis roulant per riportarmi verso la vasca, e io – no! – comincio a correre fino a oltrepassare il limite e raggiungere la terraferma. Ovviamente lì c'è l'ingresso di un bagno, dove incontro un mio amico delle superiori che esce salutandomi calorosamente. "Che ci fai qui? Come te la passi all'università?". Dopo un po' arriva anche un'altra ragazza (spuntata da non so dove) e comincia a chiedermi cosa faccio e come sto. Guardo in direzione del corridoio che volevo raggiungere. Mentre prima mi sembrava arioso e terribilmente bianco ora lo vedo scuro, col soffitto spiovente e con un ragazzo seduto per terra. Lo conosco. Nella vita reale, intendo. Si dichiara attore e regista in questa società di sfollati senza terra in cui prospera di luce riflessa. Lì per lì non lo invidio, mi sembra che parli da solo e in più quel corridoio mi dà l'idea di essere piuttosto freddo. Al che torno indietro con i miei due amici e calco quel pavimento che ora non si muove più per farmi tornare indietro, ma come rasserenato mi spiana la strada per tornare a casa.

milk

Read Full Post »

MondialCorano

Diciamo che mi piacciono le etimologie.  Diciamo pure che ho un amore quasi illecito con le parole, che amo usarle come pezzi del Lego,che mi compiaccio di quelle più ricercate per impreziosire il mio discorso, ma senza scendere nel polveroso arrondissement dei letterati occhialuti che recitano in esametri l'Avemaria. Diciamo che il mio amore per la lingua italiana ha un fine squisitamente personale. 
Poco fa, riflettendo sull' articolo di una mia amica sul web, mi sono chiesta l'etimologia del latino mulier (donna) : tra quelle proposte ve n'è una che ipotizza una derivazione del termine dal verbo mulgeo, ovvero "mungo", dal momento che le pratiche come la mungitura erano riservate alle donne.
Una seconda etimologia, quasi stilnovistica, prevede che il termine derivi dall'aggettivo mollis, per cui la donna risulterebbe essere mollior (più morbida, più delicata) dell'uomo. Diciamo che la seconda interpretazione mi ha solleticato di più: vuoi che non me ne frega niente delle vacche e delle capre, vuoi che la seconda etimologia è molto più attraente. Come dire: senza sporcarsi le mani.

Al che ho pensato alle donne. Oggi.

Mio nonno, di origini calabresi ma vissuto in ambiente campano, diceva, nella sua saggezza schietta e popolare, che "la femmina fa l'uomo", non solo nel senso che sia lei a partorirlo, piuttosto che riesca a tirare il meglio (o il peggio) di lui anche in un altro genere di rapporto. Beh, nel 2010 penso valga più o meno lo stesso discorso, dal momento che non solo, nonostante i progressi della genetica, sono ancora le donne a partorire gli uomini (e non credo che questi avrebbero poi tutto questo interesse ad addossarsi squilibri ormonali, ciclo mestruale, gravidanze e varici), ma credo che ancora oggi, per dirla in maniera più moderna "dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna". Non è l' esumazione di un post-femminismo da giardino, piuttosto è la seguente considerazione: l'attuale genere femminile si divide in due tronconi, quello soggetto e quello oggetto dell'azione.
Ora, senza lanciarmi in querelles sofistiche notturne, intendo precisare che nel primo troncone non vedo solo novelle Marie Curie o Margherita Hack  o Rita Levi Montalcini. Grazie. Per me una donna che appartiene al primo troncone può anche avere la terza media, una buona educazione e un sincero rispetto per sé stessa. Il resto è secondario: può srotolare il DNA come pulire la cucina di un ristorante. La seconda categoria, invece, arriva a fregiarsi anche di titoli universitari o presunti tali, e, sbandierandoli ora qua ora là, non manca di ammiccare a vecchi Bukowski dal colletto inamidato con tanto di sorrisino e stacco di coscia. Alcune di queste, in fila per tre col resto di… no, intendevo: in fila per una senza dire una parola e con lo sguardo telecomandato, scendono da un autobus imbracciando il Corano per sentire una disquisizione tenuta in materia non da un luminare, bensì da un … politicante un po' singolare. Sì, un politicante che, tramite un'agenzia, remunera (con i soldi di chi?) queste gentili signorine che fanno da vallette, solo che invece di muovere le anche in minigonne che entrano al dito mignolo, le vedi con lo sguardo telecomandato e dei vestiti ultra coprenti.

Sia chiaro, non sto lanciando polemiche a buffo. Sono cristiana nella misura in cui mi ci sento, strettamente personale ma altrettanto sincera, e non credo alle aperture mentali, o peggio, alle conversioni istantanee come la camomilla. Specie quando sono remunerate con settanta euro. Eh no, la fede (se è autentica) non vale così poco, altrimenti devo pensare che non sia sentita, che la sfilata non sia che l'ennesimo affronto davanti al quale rimaniamo perplessi guardandoci intorno senza prendere la situazione in mano, come se aspettassimo il suggeritore. Queste donne, come precedentemente accennato, sono oggetto dell'azione, ma attenzione, non sono oggetti passivi e sottomessi, bensì paradossalmente iperattivi e consenzienti. Insomma, in questo mondo in cui inquinamento, droga, guerre e annichilimento personale la fanno da padrona, anche la fede è diventata nevrotica. E pure io. Pure io quando vedo queste signorine sfilare sorridenti davanti alle telecamere con in mano il … glorioso Corano (mi controllo). Del resto, come ha tenuto a precisare il Raìs, la nostra religione non è sbagliata, è solo che Jesus Christ ormai non cavalca più l'onda, dal momento che, cronologicamente, subito dopo è subentrato Maometto, quindi questi europei la devono smettere con il capellone e il suo stuolo di gente strafiga stile freak. Ma sì, che si convertano quelle simpatiche signorine, che mi pubblicizzino pure il Corano come una pentola Mondial Casa, che si abbassino pure fino a questo punto per avere i loro miserrimi settanta euro al giorno, mentre dall'altra parte c'è chi di notte sogna le pietre sul viso. 
Ma sì, ma sì, continuate, continuate con il vostro essere un consenziente oggetto, continuate con tutte le vostre parate da circo, continuate con i vostri sorrisi telecomandati, continuate con la vostra miseria, continuate pure con il vostro essere Barbie di seconda mano.

bruegel-parabola-ciechi-t_jpg

(Bruegel, Parabola dei ciechi)

Read Full Post »