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Archive for gennaio 2011

Cara Valentina, il tempo non fa il suo dovere, e a volte PEGGIORA le cose.

Cara Valentina, perché la gente non vede a un palmo dal naso pensando di arrivare fino alla linea dell'orizzonte?

Perché la gente pensa di capire tutto quello che mi passa per la testa quando è distante anni-luce? Cara Valentina, noi qui sulla terra vediamo un quasar a diecimila anni luce di distanza non come è, ma come ERA esattamente diecimila anni fa. Quello che ci arriva non è che una eco lontana e sperduta di qualcosa che ormai non c'è più. Cara Valentina, è spettacolare tutta questa relazione tra lo spazio e il tempo in quella grande distesa di vuoto che è l'universo, ma cazzo, è abbastanza frustrante nelle relazioni tra persone situate a pochi chilometri di distanza. A volte sembra quasi che sia più facile incontrarsi fisicamente che emotivamente. A volte mi sembra che le persone debbano per forza essere incazzate, frustrate, come se fosse una routine, un modo di porsi, un po' come gli emo che sono sempre tristi. Ecco, mi hanno rotto esattamente come gli emo. Quando li vedo in giro per Roma mi viene voglia di ridisegnare loro i contorni del viso, ma non è che quando vedo l'eterna rabbia (sembra quasi Look Back in Anger di liceale memoria) la reazione sia diversa. Fondamentalmente mi disturba anche quello.

Lunedì scorso sono andata alla laurea di Michela Rambo, e per stare lì alle nove mi sono alzata alle 5:15. Con una buona dose di insonnia alle spalle, due occhiaie da panda e un abbigliamento piuttosto discutibile sono andata a prendere l'autobus: ormai spegnere l'auto, le luci, la radio, sbattere lo sportello, correre infilando la chiave nella tasca dello zaino e salire sull'autobus sono un'unica azione. E ovviamente è contemplato un "cazzo ma l'ho chiusa la macchina?". Ma non è questo il punto.

Il punto è che per me c'è poesia anche nelle persone che si addormentano sul sedile, nella buio alle sei e mezzo a Gennaio, nelle case con le finestre chiuse e in quelle poche dove la luce è stata appena accesa. Mi immagino che nelle case con le imposte ancora chiuse la gente si stringa nel letto respirando sotto le lenzuola, e che in quelle dalle quali filtra un po' di luce si sentano il profumo del caffè e la televisione a volume basso.  C'è come un senso di pace in tutto questo, perfino nel rumore dell'autobus, nel tossire dell'autista, nello stringersi nel cappotto con le cuffie guardando fuori. Guardare il mondo che si risveglia, ed essere, alle 7:15, svegli già da due ore. 

A volte, con un sottile senso di presunzione, penso che tutto questo non sarebbe stato possibile senza le letture che mi hanno accompagnata finora. A volte, con un sottile senso di compassione, guardo a chi sceglie di non leggere per una questione personale, per non cominciare a pensare, per non trovarsi davanti un unzip mentale dalle dimensioni preoccupanti. 

Ma per fortuna non è questa la mia prassi.

 

aurora

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