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Archive for maggio 2011

Stasera mi sento carica. Non solo perché dopo un'ora e mezza di punte i miei piedi cominciano a dare segni di cedimento, e alla stanchezza di mescola quel sano "daje Nicole'!" (entusiasta rassegnazione con cui stramazzo sulla sedia), ma perché leggere certe cose mi fa ribollire il sangue. 

Guardavo distrattamente la guida tv, senza pensare che in effetti stasera avrei di meglio da fare, ad esempio ripassare per un esame di greco con una delle donne che stimo di più ma che al tempo stesso rappresenta le colonne d'Ercole delle mie capacità intellettive, ma non è questo il punto. Il punto è che, spulciando nella guida tv online (giusto perché sono troppo tirchia per spendere soldi in edicola), ho trovato persino i programmi in onda questa sera su Mtv. Mtv. Vabbè, lo so, è diventato l'immondezzaio della musica ormai, ma quando si è disperati si ricorre anche a questo. Stasera in Onda c'è "Teen Mom". "Eeeh?" – ha esclamato la mia scimmietta bipolare. Purtroppo l'inglese mi è familiare, quindi mi faccio una vaga, vaghissima idea di quello che potrebbe essere…e ci azzecco. No dài, sarà una sit-com con delle ragazze madri come protagoniste, delle Desperate Girls che giocano a fare a gara a chi ha il pancione più grande e scommettono sulla data del parto.

Non può essere che ci siano vere ragazze madri disposte a fare della propria vita un reality! Eh, no, la fedele (a volte anche troppo) rete mi illumina facendomi comprendere che si tratta di vere fanciulline dalle gonne svolazzanti che hanno messo il loro bel pancione davanti a una videocamera (non credo gratis), e che la serie ha già avuto una prima stagione dal titolo "16 and Pregnant". Piacere, sedici anni e incinta. Non credo faccia lo stesso effetto di "Piacere, trentasette anni, un  master e con un contratto a progetto".

Sia chiaro che non ho nulla contro le ragazze madri, anche delle mie ex compagne di classe lo sono diventate, anno più anno meno, il punto è che mi viene da dire: "MA SIAMO PAZZI?!" – tipo Crozza quando imita Bersani, con quell'accento romagnolo che tanto mi sta simpatico. A questo punto facciamo un reality con la gente che deve subire trapianti d'organi, con i barboni della stazione Termini…no, quelli non fanno audience.

Fanno più audience ragazzine dai visi impiastricciati di trucco con un bimbo in braccio o col pancione, quasi come se il pubblico godesse nel vedere la vita di una adolescente completamente rivoluzionata da una gravidanza. Per non parlare poi dei "co-fattori": già se capisci QUALE tra i ragazzi è l'ipotetico padre del nascituro hai svoltato.

Non mi si prenda per una perbenista, per favore. Sono la prima ad essere favorevole all'uso del contraccettivo, all'educazione sessuale (quella seria) e a un minimo di dialettica genitori-figli. Certo, ammetto di essere stata molto fortunata in questo senso, ma mettere al mondo un figlio non è un gioco. Un bambino non è un giocattolo da mostrare alla videocamera, e non parlatemi di docu-reality, per cui il documentario avrebbe la funzione di "informare"  e diffondere una certa forma di conoscenza relativa alla vita che aspetta una donna nel momento in cui aspetta un figlio, insomma un deterrente. Se loro si sono fatte ingravidare a sedici anni nelle loro allegre scorribande boccacciane, non è detto che debba essere fregata pure io.

Piuttosto, vista la copiosa audience, sembra che la curiosità abbia raggiunto livelli morbosi vicini al quasi reato. 

Ma del resto questo passo era inevitabile: dopo il Grande Fratello (quanta gente sa davvero CHI fosse il Grande Fratello in Orwell? Forse avremmo dovuto indignarci per un titolo del genere, e invece…), una trasmissione come "UMAN take control" (Forse era meglio il titolo "Grande fratello", almeno aveva una parvenza letteraria) e reality come "l'Isola dei famosi" (no comment) fare un reality sulla gravidanza di sedicenni non poteva che essere l'ennesimo passo in avanti. 

Donne, dovemmo incazzarci. Dovremmo incazzarci noi che tutti i giorni ci impegniamo per raggiungere i nostri obiettivi, noi che lavoriamo, noi che studiamo, noi che cresciamo una vita, noi che nel nostro piccolo mondo racchiudiamo un universo parallelo. Anche questa è mercificazione del corpo femminile: se prima ad attirare era un corpo perfetto dai seni abbondanti, questa non è che l'inesorabile conseguenza. 

Veni, impleta sum, vici.

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Alzi la mano chi sa che si pronuncia [plam] e non [plum] cake. Sì, lo so che lo sapete, mi serviva solo un attacco. Mi piacciono tanto i plum cake, mi ricordano la mia infanzia, come il vecchio Soldino della Mulino Bianco, solo che col Soldino era più sfizioso: vuoi mettere (per i miei denti da latte) lo smangiucchiare tutta la cioccolata di copertura, il pan di spagna rimasto e il mangiare per ultimo il soldino di cioccolata con il mordere passivamente il plum cake? Potrei scriverci un libro sul modo migliore per mangiare ogni merendina (Mulino Bianco e non). Oltre alla Nutella, sia chiaro. Quando ero piccola rimanevo incantata dall'espositore della Kinder, messo diabolicamente vicino alla cassa del supermercato, dove si consumavano le più atroci scene di guerra tra genitori e figli, spesso suggellate da un "poi facciamo i conti a casa" (brr). Non avevo particolari preferenze, diciamo che mi piaceva tutto, ma nonostante questo non sono cresciuta occupando due sedili sull'autobus. Poi però col tempo ho imparato ad apprezzare le cose, a preferire l'intrecciarsi dei vari tipi di cioccolato della Kinder Delice alla sciatteria della Girella (non me ne vogliano gli assidui consumatori di Girella, la morale è ancora quella), il sentore di arancia e liquore della Fiesta al Plum Cake dell'infanzia, la prosperità allettante del Kinder Bueno all' economia del Duplo. Diciamo che nella vita ho imparato a discernere nel vero senso della parola. Anche con le persone. Ho imparato a distinguere chi sa dare da chi vuole solo prendere, e a volte il bilancio è stato in chiaroscuro, ma non si può pretendere tutto dalla vita. 

La madre di Forrest Gump diceva che la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. 

Io dico che i rapporti interpersonali sono un universo che definirlo caleidoscopico è riduttivo, ma semplificando ognuno di noi potrebbe essere una merendina. Che so, una persona particolarmente dolce potrebbe essere una Delice, un tipo frizzante una Fiesta, una lunatica una Girella, una risparmiatrice un Soldino, una sognatrice un Plum Cake, soffice e dolce al morso, ma troppo piccolo per essere gustato a pieno… Tu quale merendina sei?

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