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Archive for luglio 2011

[…e a mezzanotte?]

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A Barcellona fa caldo anche in Aprile. Fa così caldo che già indossi le maniche corte, fa così caldo che sul lungomare ti viene voglia di tuffarti. Fa caldo anche quando passeggi per Parc Guell, quel parco che avevi visto di sguiscio in "Vicky Cristina Barcelona", ma che dal vivo è tutta un'altra cosa. Perché non finisce mai, perché quando ti sembra di essere quasi arrivata all'uscita ti rendi conto d'aver saltato metà del parco, e tutto ricomincia, sotto il sole, con i jeans pieni di terra e la fotocamera quasi scarica. 

Adoro questa fotografia. Il bambino penso fosse il figlio di una coppia di tedeschi che nella foto non si vede, l'uomo che fa le bolle di sapone era uno dei tantissimi artisti di strada che escono fuori dai cespugli lungo tutto il parco (e non scherzo!).  Ricordo che è stata una faticaccia fargli una foto, perché questo bambino correva dietro alle bolle di sapone, e sono state più le foto scattate a vuoto (o sfocate) che quelle uscite definite. Ricordo che rideva molto: purtroppo in foto è di spalle, ma quando si girava aveva un sorriso pieno di gioia bambinesca che mi riempiva il cuore. Sarà rimasto almeno un quarto d'ora lì a rincorrere le bolle di sapone. Io ero a circa una cinquantina di metri di distanza, ho stiracchiato al massimo lo zoom e ovviamente la risoluzione è quel che è, ma non sto usando nemmeno il mio computer, ho dovuto riesumare l'immagine dal sempiterno facebook. 

Mia madre dice che questa foto la rasserena.

Ieri sera mi sono imbattuta per sbaglio in un artista di strada. Si esibiva in una piccola piazza, di fronte a una chiesa. All'inizio non lo vedevo perché c'erano molte persone intorno a lui, poi mi sono fatta strada tra la gente e ho assistito al suo spettacolo: era a piedi nudi e faceva un numero con le torce accese. Giocava col fuoco come un bambino. Chissà perché ma mi ha fatto venire in mente il prequel di Twin Peaks, "Fuoco cammina con me", forse solo per una questione di significato, niente di più. Sorrideva e faceva capriole tenendo sulla schiena le torce di fuoco, si avvicinava al pubblico e, dopo aver bevuto quello che penso fosse alcool per la preparazione del limoncello, da una parte sputava lingue di fuoco più alte di lui, dall'altra faceva qualche linguaccia, giusto per deludere le aspettative.

Alla fine ha detto che avrebbe concluso con un numero poetico. Partita la musica ha cominciato a muoversi come una piuma e a gonfiare un sacco di tela leggera della forma di una mongolfiera, poi ha acceso il fuoco alla base e quando tutto era pronto l'ha lasciato andare. E mi sono persa nel guardare con Lorenzo quella mini-mongolfiera che salendo diventava sempre più piccola, fino a quando il fuoco non s'è spento a contatto con le correnti fredde e il pallone è sparito del tutto confondendosi nel blu scuro della mezzanotte. E mi sono chiesa dove finiamo una volta giunta la mezzanotte.

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fffffff

Da spararsi per endovena come quel lontano 2006 nei giardini di Roccalumera, con i gelsomini in fiore, il mare scosso e un sole acerbo. Mentre tutti dormono. 

Severin, down on your bended knee,

Taste the whip in love not given lightly

Taste the whip…now plead for me 

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E presa da immane folgorazione alle 17:46, col sottofondo delle macchine che strombazzano allegre celebrando la sposa di fronte casa mia, scrivo. [Non è che non mi freghi niente delle spose, è che ho ancora sette anni di precariato davanti prima di cominciare a guardarle per pensare al vestito, lol]

I soldi sono una gran brutta malattia. Sono come un'infezione dalla quale è difficile riuscire a liberarsi. Ti rendono schiavo nel corpo e nell'anima. A dire il vero sono il mio argomento ricorrente da fin troppo tempo, però l'ispirazione ha cominciato a prendere forma proprio ieri, mentre guardavo "Fight Club".

Avete presente la scena in cui l'appartamento del protagonista, 100% Ikea, va a fuoco? Ecco, premettiamo che io non sopporto l'Ikea: non solo per quei nomi impronunciabili per cui dovrei chiamare Tromso un tavolino e Dnjepr una girandola – no cazzo, ve l'immaginate? "Salve, vorrei un Tromso e una Dnjepr"/ "Se aggiunge altri dieci euro le diamo anche un Fruhled" / "Grazie, ne avevo proprio bisogno!"-  ma pure perché la consistenza dei mobili mi sembra da casa di Barbie. Insomma, s'è capito che odio l'Ikea.

Ma non voglio fare la stoica della situazione, alla fine pure io porto le Converse, che certo non costano più ventimila lire (peccato che siano di due anni fa, e molto molto provate), e la maglietta dell'Hard Rock di Barcellona è costata quasi quanto metà della cena sulla Barceloneta. Però posso dire di concedermi sfizi a buon mercato.

Perché forse la bellezza sta in una maglietta comprata a 7 euro in saldo da Pull&Bear, o in un libro di Benni dell'Economica Feltrinelli scontato (sì vabbè, suona da pezzente, ma vuoi mettere la soddisfazione?). Insomma, non necessariamente in una borsa di Vuitton o in un paio di Manolo Blanc, anzi, parliamo di Manolo Blanc.

Ovviamente mi riferisco alle scarpe, dello stilista so solo che si chiama Manolo e che di cognome fa Blanc: ecco, io penso che un paio di Manolo Blanc stiano diventando pericolose quanto una curva di tifosi agguerriti. Solo che sono più sottili: eh sì, perché mentre i tifosi ti sfilano davanti con il loro odio negli occhi (manca solo un coltello tra i denti) e sembrano dei Maori, le Manolo Blanc te lo mettono … nel tacco. Quel tacco sottile, di classe, di buona fattura, bello verniciato e attaccato a una calzatura che dice "prendimi, sono tua", quello sì che è una bella rovina. Perché Dio solo sa quanto costino, e quante signore e signorine dal cervello perforato e riempito con l'elio (il mio sogno è discutere la tesi di laurea dopo essermi sparata l'elio, con annesse riprese) le comprino pensando di aver realizzato il loro più grande sogno, che ovviamente sarà rimpiazzato nel corso della stagione successiva. Non sto facendo della sterile polemica, sto seriamente pensando che i soldi siano la causa di buona parte dei problemi presenti, e che spesso finiscano per annichilire l'uomo, nel corpo e nella mente. E' come se l'anima trasudasse piano piano e uscisse dai pori della pelle (Lucrezio sempre ti ricordo), mescolandosi con l'aria e andando chissà dove. E poi stai fresco a ritrovarla: chissà che fine avrà fatto, a cos'altro si sarà mescolata…

Facciamo un esempio: ormai la tua anima è andata, sei un involucro di carne vestito con centinaia d'euro, ti manca solo la targhetta sul sedere come i pelouche e  aspetti l'autobus. A un certo punto, nel disperato tentativo di recuperare la tua animella smarrita -pac!- afferri qualcosa, la fai tua, e ti rendi conto di esserti impossessata dell'anima di una ministr …-coff- di una peripatetica che ha fatto fortuna passando dalle suite agli uffici. Allora cominci a camminare facendo roteare la borsetta e ammiccando a destra e a manca, fino a quando non colpisci l'anziano seduto nel posto riservato alle donne incinte, a cui scappa la dentiera che va a finire sulle gambe della donna incinta seduta sul posto riservato ai disabili, la quale per lo spavento teme per il bambino, ma il cui urlo di orrore per i denti malandrini  insediatisi nel suo grembo ha ormai destato l'attenzione del bimbo nella carrozzina della signora seduta lì accanto, che svegliato nel suo sonnellino post-pappa si lancia in un acuto tratto dalla Traviata, offrendo lo spunto alla vecchietta di turno per dire che i neonati non sono più quelli di una volta. A quel punto l'autista sbrocca, si ferma, tutti ti guardano storto eccetto uno studentello brufoloso con la maglietta di Dungeons & Dragons che ti fa l'occhiolino e ti sorride coi denti accavallati invitandoti a una partita a StripDungeon, dove ovviamente lo scopo è spogliare il drago della caverna. L' autista non fa caso al tuo atteggiamento assai invitante e voluttuoso, anzi, lo irrita a morte, ti fa scendere dall'autobus e ti sgasa ripartendo in pompa magna. A quel punto rimpiangi d'aver cercato di recuperare la tua animella smarrita e di esserti lasciata tentare dalle Manolo Blanc, dove tutto ha avuto inizio.

Ma potrebbe andare anche diversamente.

Ad esempio potresti essere tu, uomo di mezza età che hai regalato delle Manolo Blanc a tua moglie, col cappotto lungo Burberry (Dio, con questo caldo sto sudando solo a pensarci), le scarpe Pignatelli e l'I-pad per controllare l'agenda degli appuntamenti, visto che quella cartacea è troppo piccola per la valigia, e un paio di ipotetiche corna. Potresti arrivare in ufficio, lamentarti come tuo solito per il caffè che non è né dolce né amaro e per l'insostenibile consistenza della glassa sul cornetto, e chiedere alla segretaria quale sia la tua agenda degli appuntamenti (perché l'agenda cartacea è troppo piccola e l'I-pad troppo complicato). Potresti affacciarti alla finestra (perché il Tasciugo De Longhi non funziona come vorresti), respirare a pieni polmoni e – zac!- impossessarti dell'anima del  più grande tamarro che la storia abbia mai avuto: tutto baldanzoso vai alla riunione, cominci a ruttare come un neanderthaliano e a fare commenti imbarazzanti sul grafico, nello sconforto lancinante di colleghi in nervoso silenzio. Sempre baldanzoso ti avvicini alla segretaria, le dai una pacca sul sedere invitandola a prendere una birra (mentre lei sognava una cena al ristorante a base di ostriche e Chardonnay) e telefoni a tua moglie chiedendole ad alta voce se sta giocando all'allegro chirurgo con il giardiniere. Caso vuole che tua moglie sia davvero un chirurgo, e che in quel momento stia visitando un bambino accompagnato dalla madre, la quale, una volta sentite quelle espressioni imbarazzanti trapelate per l'energico volume, strattona il bambino andando a denunciare il fattaccio al direttore dell'ospedale. Risultato: il direttore dell'ospedale, ferito nel suo maschio orgoglio, spiattella tutto alle infermiere (perché in cambio di una promozione voleva una visita approfondita da tua moglie) e il tuo datore di lavoro, deluso per la pessima figura fatta coi neo-soci svedesi, ti licenzia in tronco, mentre la tua segretaria ti denuncia per molestie. 

Come avete avuto modo di constatare, è meglio non farsi prendere troppo dai soldi, e attenzione alle Manolo Blanc: prima o poi vi prenderanno anche l'anima, e potrebbe andarvi molto, molto peggio.

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L'ignoranza è forza, ma non per me. 

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