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Archive for febbraio 2012

He had it comin’, he had it comin’, he only had himself to blame, if you have been there, if you have seen it, I betcha you would have done the same!

Con questo sottofondo assai sensuale mi accingo a scrivere con la mortadella arrostita nello stomaco, sulla quale ho accumulato cucchiaini di crème caramel, non senza intervallare le due cose con una sana pizza e annaffiarle con la coca cola (a momenti parte un altro tasto, il mio computer ha optato per l’autodistruzione). Bene, causa neve torno verso le 23:10, e le scelte sono due: guardare “Ballando con le stelle” o cazzeggiare su fb mentre su eMule cerco disperatamente di … bah, lo tengo aperto così, per avere l’idea di avere da fare a quest’ora. Disgraziatamente (o forse no) mi imbatto nel profilo di una persona che conosco, una di quelle che ti chiedono l’amicizia su facebook per poi non salutarti in giro e che sistematicamente cancello dopo un po’ perché il concetto di amicizia è fin troppo inflazionato. Stranamente (è la seconda volta che inizio un periodo con un avverbio, potrebbe essere contagioso) guardo le informazioni del profilo, e vedere che ha frequentato il liceo classico sperimentale, a suo dire di tutt’altra pasta rispetto a quello normale, mi fa sorridere. Ognuno sa sé, come dice spesso mia madre, ma io sono contenta di aver frequentato il corso normale, tradizionale (il peso dei maiores!), e non me la sento di giudicare chi in quegli anni ha studiato anche diritto ed economia, per quanto non mi attraggano. Pensavo che questa partigianeria da liceo fosse un po’ come la fase adolescenziale, una volta passata è bella che andata, e invece non è così.

Inconsapevolmente (e sono tre, sarà la melatonina che mi sta mandando in orbita) clicco sulla sua bacheca e noto il celeberrimo link sulle parole di Martone, al che parte il sistematico (nonché irrinunciabile) “cheppalle”, perché tra lui e la neve non so quale sia la notizia che più mi assilla negli ultimi tempi, ma poco dopo, incuriosita dalla gran copia di commenti, li leggo in ordine cronologico… e comincio a sorridere come una donna dal parrucchiere.

C’mon baby don’t we paint the town…and all that jazz? (Avere le cuffie mentre scrivo lede la mia coerenza)

Tutto SEMBRA partire dalle parole provocatorie di Martone, ma – attenzione – la conversazione, galvanizzata dagli spazi angusti di fb, comincia a vertere su ben altri argomenti, per poi diventare diverbio sulla qualità degli atenei tra persone a compartimenti stagni. Andiamo per gradi.

La proprietaria della bacheca (che chiameremo A) imbastisce una apologia della meritocrazia, che per carità, ha i suoi motivi e i suoi punti di forza, parlo io che mi sono vista respingere la richiesta di borsa della Laziodisu nonostante avessi i requisiti! Tuttavia non si vive di sole borse (nemmeno quelle sotto gli occhi). Successivamente però il discorso si sposta sul voto massimo e sulla necessità di valutarlo, non senza un’esplicita punta di estrema critica sulla qualità di alcuni atenei, che magari uno nel social network potrebbe risparmiarsi per non urtare la sensibilità di altri utenti, ma forse è un po’ come chiedere a Sara Tommasi di indossare gli slip. Una interlocutrice (che chiameremo B) risponde che non tutti i 110 e lode sono genuini e meritati, ma è pur vero che la vera competenza si vede sul campo (mio fratello si è laureato con 100 e sa il fatto suo, non perché sia mio fratello…), tuttavia, nel momento in cui B, al termine di un discorso che non fa una piega, comincia ad attaccare la mia università mi casca un pochino, un po’ come il tartufo su una sacher. Un po’ corrucciata continuo a leggere, notando che A tira in ballo (per l’ennesima volta) il concorso di dottorato che non è riuscita a vincere pur essendosi laureata a pieni voti e “in tempi record” (sic!), fino a quando il discorso si sposta su un comico confronto tra Sapienza e Tor Vergata, dove l’una accusa l’altra dicendo tuttavia di non aver attaccato per prima, fino a quando A non conclude (e lì ho condiviso la scelta di B di non replicare per non protrarre una diatriba senza senso, per di più su una piattaforma dove, come amo dire, riciccia tutto, dalla Montalcini a Rocco Siffredi) rispolverando il motivo del dottorato mancato, della meritocrazia che non esiste, del suo voto, del suo impegno andato a donnine prezzolate e di tutto il mondo che ce l’ha con lei.

Qualcuno cortesemente le spieghi che non risolverà molto lamentandosi su facebook, ma che al contrario finirà per offendere sé medesima e la sua intelligenza dando l’impressione (fatale su un social network) di essere solo una persona avvelenata ed estremamente piena di sé, quando esistono persone del suo stesso livello (se non superiore) senz’altro molto più mature.

Mi viene in mente una compagna di classe del liceo di mio fratello, che sta terminando il dottorato in epigrafia (al quale è riuscita ad accedere dopo più di un tentativo, quindi c’è speranza, A) nella mia stessa università, una ragazza bella, brillante e soprattutto sobria. 

Perché in tempi di crisi la sobrietà è un lusso.

 

 

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