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Archive for maggio 2015

Un buon inizio

Ricordo che durante l’estate della maturità avvertivo un profondo senso di liberazione, ma al tempo stesso un senso di angoscia, perché in quel Luglio del 2005 io non sapevo davvero cosa fare dopo il diploma. Non che adesso le idee siano molto più chiare, ma all’epoca, mentre tutti erano sicuri di voler diventare medici, ingegneri e avvocati, io brancolavo nel buio, come quando di notte mi ostino a non accendere la luce per le scale “perché poi perdo il sonno”, con la sola differenza che allora vedevo davanti a me i 426 gradini della Sagrada Familia.

A quel punto mia madre mi disse una cosa all’apparenza banale, ma molto più utile di quanto si possa pensare: “comincia col capire cosa NON vuoi fare nella vita”. Detto fatto: scartai immediatamente medicina, perché la chimica e la biologia mi piacevano, ma mi mancavano le palle per lavorare in un reparto di ospedale e pesare col palmo delle mani l’incubo di una malattia. Scartai anche ingegneria, perché il mio ingenium non è tagliato per i calcoli (gli unici con i quali ho familiarità sono quelli biliari). Ovviamente anche giurisprudenza uscì dal giro delle facoltà papabili, perché come avvocato avrei collezionato una serie di flop che manco Cicerone quando pronunciò la Pro Milone. Tra le facoltà scientifiche rimasero chimica e biologia, e poi – ovviamente – lettere, croce e delizia. In realtà le cose andarono diversamente: inizialmente studiai psicologia, diedi alcuni esami e poi capii che era il momento di ritirarsi, così ripresi in mano quello che per un anno mi era mancato e scelsi lettere.

Esatto, proprio quelle lettere che Le hanno fatto alzare il sopracciglio, professoressa, quando mi ha chiesto per quale motivo stessi tornando dall’estero e cosa fossi venuta a fare in quella città straniera. Io non sono abbastanza scaltra, a volte le parole mi escono di bocca come un fiume, e spesso non riesco ad avvelenarle prima che sia troppo tardi. Per aver detto che ero contenta di tornare alla mia vita ordinaria, che tre settimane di vita quasi monastica erano abbastanza, Lei mi ha detto che sono una dei giovani che non sanno adattarsi ai cambiamenti. Lei non mi conosce neppure, ci siamo incontrate per un puro gioco di combinazioni – e Lei se ne intende -, eppure è già sicura di quel che dice, dall’alto dei suoi sacrifici di donna, madre e docente. Da lì il suo Nilo di parole: Lei ha studiato le lingue quando le sue coetanee studiavano pianoforte perché Suo padre è stato lungimirante, ha mandato i suoi figli in una scuola internazionale per far toccare loro il mondo con mano. Nel parlarmi della fidanzata di uno di loro mi dice che – poverina – questa ragazza ha impiegato molto tempo per laurearsi – per di più con un voto non molto alto -, perché ha dovuto lavorare, perché viene da un ambiente culturale diverso, perché “non ha le conoscenze”, ma un giorno, quando suo figlio andrà all’estero per lavoro, probabilmente lei rimarrà qui, in Italia, perché forse i suoi genitori non sono stati lungimiranti.

Io ho letteralmente fatto impazzire i miei genitori. Ho chiesto di studiare pianoforte e l’ho mollato dopo un anno, ho chiesto di fare pallavolo e fingevo dolori per non giocare in ricezione, ho fatto nuoto in estate e alla fine ho chiesto – come ultima possibilità – di frequentare una scuola di danza. Mentre alcune mie compagne frequentavano la scuola di inglese, io facevo danza e scaricavo i testi delle canzoni da imparare a memoria. Eppure penso che mia madre sia stata lungimirante soprattutto in una cosa: nel capire che sono quel tipo di persona abituata ad agire “in direzione ostinata e contraria”, che se mi avesse propinato la scuola di inglese al posto del pianoforte, della pallavolo o della danza, probabilmente l’avrei odiata. Ho frequentato una normale scuola statale, un liceo di provincia, e sinceramente non mi sono mai sentita inferiore a chi ha studiato nei grandi licei (statali) della capitale. Inoltre, quando non posso toccare il mondo con mano lo faccio con la fantasia, quella che “costa poco, val quel che vale, ma nessuno ti può impedire di adoperarla”. Lavoro saltuariamente perché mi piace il sapore dell’impegno, ma non ho mai avuto particolari “conoscenze” nella mia (finora) breve carriera accademica. In tutta franchezza, non vorrei essere nei panni della ragazza di Suo figlio, perché non mi piace il pietismo delle persone che guardano dall’alto del loro stipendio chi non ha avuto le stesse possibilità, per poi dare un saggio di ipocrisia al primo estraneo che capita.

Ci sono ancora tante cose che non mi spiego e tante che non voglio ancora affrontare, ma non tornerei indietro di un passo. In compenso, ho capito cosa non voglio diventare, ed è già un buon inizio.

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