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Un pensiero bello

Mi sono sempre chiesta cosa ci sia oltre la linea gialla.

Quando sono alla stazione di Frosinone e la voce dell’altoparlante annuncia l’arrivo del treno sono sempre in preda a una leggera ansia. “Allontanarsi dalla linea gialla”. Ti fermi, ti allontani così tanto da finire addosso alla gente, chiedi scusa e ti rintani nella sciarpa in preda all’imbarazzo. Il treno arriva, rallenta, si ferma, e solo allora puoi attraversare la linea gialla: se lo fai, hai qualcosa sotto le suole delle scarpe.

Quattro giorni al reparto di Ginecologia Oncologica insegnano tante cose. E’ un’educazione continua, martellante, che ricevi notte e giorno, anche quando il peggio è passato. Passeggi nel reparto sotto braccio a tua madre ed è un viavai di infermieri e medici che ti guardano – molte volte sorridono -, ma è quella strana complicità che si instaura con le pazienti a darti una scossa. C’è chi passeggia senza capelli con una busta in mano e lo sguardo spento, e chi invece è ancora a letto con quattro tubi attaccati e non si arrende perché ha un figlio a cui pensare. Egoisticamente sì, ti guardi allo specchio e pensi che poteva andare peggio, bastava solo rimandare, rimandare… fino ad accusare qualche dolore.

Ho pensato tanto in questi ultimi giorni. Ho riflettuto su tutte le ansie immotivate alle quali ho spesso spalancato la porta, ma anche a tutta la gente che deve riempire il vuoto della sua vita con qualcosa di sensazionale, magari inventandosi problemi che per fortuna non ha: forse è la categoria che mi fa più rabbia, quella che mi farebbe saltare i punti dell’intervento per i nervi. Rifletto su tutte le volte che mi sono sentita inferiore, inconsistente, e poi ripenso a quando sono entrata in sala pre-operatoria: ho pianto davanti all’anestesista, che mi ha consigliato di sfogarmi, di tirare fuori tutto prima di entrare, perché così avrei affrontato l’intervento con più calma. Ed era vero. Quando si tira fuori tutto c’è spazio solo per la lucidità, e dopo un pianto mi sento sempre meglio.

“Nicoletta, ce l’ha un pensiero bello prima di entrare?”

Tutti noi dovremmo avere pensieri belli, non solo prima di una grande prova, ma anche nelle piccole cose di tutti i giorni. Un pensiero bello che ti faccia allontanare dalla linea gialla con serenità, per poi attraversarla al momento opportuno. Un pensiero bello per riempire un vuoto, un pensiero bello da trasmettere agli altri nei momenti di sconforto.

La mia linea gialla è stata quella sala operatoria, il pensiero bello l’averla attraversata a tempo debito.

11Sett

<= Che poi vabbè, sotto anestesia è più facile sorridere. Il problema è quando l’effetto svanisce e ogni parte del corpo si risveglia dal torpore: ecco a cosa serve un pensiero bello.

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